Piero Amara a ruota libera o quasi. Dice e non dice l’avvocato siciliano che con le sue dichiarazioni ha fatto esplodere il caso della loggia Ungheria. È stato ospite della trasmissione su La7 Piazza Pulita per un’intervista esclusiva. Due ore di intervista. I verbali dei suoi interrogatori sono emersi dopo che l’aggiunto di Milano Paolo Storari ha preso quei documenti – a suo dire per “l’inerzia” della Procura sul caso – e li ha consegnati all’ex membro del Csm Piercamillo Davigo, che non ha denunciato la vicenda. “Lei è un genio, ha seminato esche”, ha osservato Paolo Mieli del Corriere della Sera in trasmissione. Amara si è detto sicuro dell’attività e dell’esistenza della Loggia almeno fino al suo arresto, nel 2018. E pronto a collaborare ancora.

L’avvocato siciliano ha lavorato con l’Eni. Ha patteggiato una condanna a Catania, 11 mesi di carcere per rivelazione di segreto nel 2009. È stato arrestato nel febbraio 2018 perché ritenuto a capo di un’associazione a delinquere che metteva insieme magistrati, professionisti e grandi imprese. È stato condannato a 3 anni e 8 mesi per il “Sistema Siracusa” e per le sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Dai suoi interrogatori a Milano, a partire da fine 2019, emergono nomi di magistrati, industriali, professionisti, imprenditori, politici che farebbero parte di una fantomatica loggia Ungheria, sulla falsariga della P2.

Amara ha raccontato di aver affrontato un momento di riflessione personale e morale dopo l’arresto nel 2018, la detenzione a Regina Coeli per cinque mesi, e quindi gli arresti domiciliari. Allora la decisione di collaborare con l’autorità giudiziaria. “Per fortuna mia ho cercato, dopo aver reso queste dichiarazioni, di ricostruire attraverso colloqui e registrazioni dei fatti a mia tutela. Ho registrato colloqui con persone che fanno parte dell’associazione Ungheria e che oggi negano di avermi mai conosciuto sui giornali. Non posso dire se le ho date alla Procura, ma non sono stati Storari e Pedio a dirmi di fare l’infiltrato, sarebbe stata una procedure irregolare”.

LA LOGGIA – Amara ha confermato di aver sentito parlare per la prima volta della loggia dal dottor Giovanni Tinebra – che è morto, e quindi non può confermare né smentire. Ha confermato anche il segno di riconoscimento: tre tocchi dell’indice sul polso. Nessun rito di iniziazione. Alcuni incontri alla sede della Opco in Sicilia, vaghezza su Roma. Sconosciuto il senso del nome, “forse collegato a un fattore culturale”, ha detto. Si è descritto come un pesce piccolo. “Comincio a parlare della loggia Ungheria perché in verità non so come la procura di Milano riuscì a rinvenire un file all’interno di un computer nella mia disponibilità, ed era un file, due file in realtà, in cui sostanzialmente si raccomandavano una serie di magistrati e alti funzionari dello Stato. Vado a Milano per parlare di Eni, non dell’associazione Ungheria. Ma i pm Storari e Pedio rinvengono due file e quindi si poneva l’esigenza di dare una spiegazione a una cosa singolare. Volevano capire il tessuto relazionale che c’era tra me e tutti quei nomi di spicco. Se “Ungheria” è una loggia massonica? E’ peggio di un’associazione, è un’associazione a delinquere per abuso d’ufficio, non in modo occasionale, ma come sistema”. E si dice disponibile a parlare ancora del presunto gruppo: “Certamente fino al mio arresto il gruppo di potere che si riconosceva in parte di questa associazione esiste ancora e io sono pronto a parlarne francamente con qualunque altro magistrato, non solo la procura di Milano“.

STORARI – “Nel momento in cui io ho cominciato a rendere quelle dichiarazioni e anche ad affidarmi al Dottor Storari, il quale a mio avviso in questa vicenda pecca solo di una ingenuità cosmica rispetto a quello che è successo, per non qualificarlo altrimenti, sono io che mi sono posto il problema che domani c’è un’esigenza di riscontri”, ha detto Amara. E sulla consegna dei verbali dal pm di Milano a Davigo: “Se lo avesse fatto un avvocato sarebbe in carcere probabilmente – ha osservato – Conoscendo Storari, che è una persona certamente perbene, io penso che ne avrà parlato con il dottore Davigo … questo avviene nell’aprile nel 2020, quindi siamo in piena segretezza istruttoria. Era stato stabilito un percorso che prevedeva ancora diversi interrogatori”.

ARDITA – “Ardita è una persona che stimo e rispetto. Nell’ambito di un contesto più generale – ha aggiunto l’avvocato – che vi sono poi anche altri momenti che magari se Ardita li avesse letti probabilmente questa levata di scudi non l’avrebbe avuta, ma ora sono costretto a rispondere, perché magari avrò sbagliato la data, ma prima non è affatto vero che i rapporti di Ardita con Tinebra si interrompono e poi rimangono interrotti nel tempo. E questi sono elementi su cui io ho prove granitiche, perché Ardita e Tinebra litigano per un fatto specifico di cui non voglio parlare, ma poi ci fu una cena di riappacificazione alla quale parteciparono diversi magistrati“.

Sebastiano Ardita, membro del Csm, ex sodale di Piercamillo Davigo nella corrente Autonomia e Indipendenza, era tra i nomi citati nei documenti. A denunciare quella descritta come una calunnia in sede di Consiglio il magistrato Nino Di Matteo. “Ardita sa che non è vero quello che ha detto – ha comunque osservato Amara – la levata di scudi è stata inutile per un verso. Sono stati lui e Di Matteo a ricavare qualcosa di calunnioso nelle mie parole, non era così, può capitare anche a Ardita di perdere la lucidità. Se stava o no nel gruppo Ungheria? Non ha fatto niente di illecito. Ardita è stato oggetto di dossieraggio e se me lo avessero chiesto io sarei stato il suo promo difensore”. Il commento di Paolo Mieli: “Mi può sconfiggere facendo una pappardella lunga di un’ora. Lei nel verbale è specifico sui fatti che riguardano Ardita, non può essersi confuso. Lei è un assoluto genio, ha messo delle esche a cui degli assoluti tontoloni hanno abboccato. Ci sono tanti tontoloni tra i magistrati e i giornalisti, lei dissemina  esche ed è più intelligente di noi e noi stiamo abboccando, ci porterà a un crollo ulteriore. E’ un genio”.

CONTE – “Da un esponente dell’associazione venne data un’indicazione rispetto ad un concordato, ma il focus non era sul presidente Conte”. L’ex premier Conte, aggiunge Amara, “viene citato non perché era lui l’oggetto di quella deposizione, in realtà Conte viene citato in relazione ai rapporti tra me e Michele Vietti”, ha raccontato ancora l’avvocato siciliano.

LOTTI – “La procura di Milano rinviene nel mio computer un file del 2015 ed era indirizzato ad una persona indicata come LL, che era Luca Lotti – ha aggiunto in un altro passaggio Amara. “In questo documento si, tra virgolette, raccomandava la posizione di una serie o di magistrati o di altri funzionari dello Stato che avevano esigenze di varia natura“. Immediata la replica dell’ex ministro Lotti in una nota a Piazza Pulita: “Le dichiarazioni sul mio conto rilasciate stasera dall’avvocato Piero Amara a Piazzapulita su La7 sono false e prive di fondamento. Non conosco le circostanze descritte. Ho incontrato Amara in una circostanza assolutamente occasionale, peraltro già nota e in presenza di decine di persone, e soprattutto non ho mai ricevuto file da Amara. Di fronte a tali invenzioni diffamatorie mi riservo di valutare un’azione di querela verso l’avvocato Amara”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.