So come ti senti, cara Nunzia, quando dici “sono devastata”. È come se ti fosse passato addosso uno schiacciasassi. Perché se un pubblico ministero ritiene che tu debba essere sbattuta in galera e restarci per otto anni e passa, vuol dire che ti ritiene persona più spregevole di un rapinatore, quasi una capace di uccidere. Va anche detto che in Italia le cose vanno in questo modo: se vieni imputato per un reato associativo, cosa che nei Paesi occidentali e liberali come quelli di diritto anglosassone non è possibile, sei considerato più delinquente di chi rapina e uccide. Credo sia anche per questo che Nunzia De Girolamo, che è avvocato e che è cresciuta alla scuola politica di Forza Italia, cioè liberale e garantista, si sente “devastata”. Perché intuisce che la richiesta di condanna richiesta da quel pm non è solo esagerata e decisamente sopra le righe, ma è anche “politica”, non per motivi di ideologia di un singolo magistrato, ma perché sintomo di una cultura estranea a uno Stato di diritto.

Il caso di Nunzia De Girolamo sarebbe da studiare con attenzione. Qui non siamo in presenza solo del solito circo mediatico-giudiziario, ma di un’inedita versione di circo politico-mediatico-giudiziario. In cui si intrecciamo alla storia giudiziaria non solo quella dei soliti trombettieri in toga de Il Fatto quotidiano, ma anche quelle di partiti e di governo. Il suo processo nasce in modo singolare da intercettazioni che non sono state disposte dalla magistratura, ma carpite di nascosto da una persona che ha partecipato a una riunione politica di tipo un po’ tradizionale e un po’ spartitorio. Avevi il Giuda in casa tua, anzi di tuo padre, cara Nunzia. E queste registrazioni furono consegnate al pm e regalate al Fatto, che le accolse a braccia aperte e le pubblicò. Giustamente tu hai recriminato, quando poi un primo magistrato ti scagionò, contro l’uso distorto e forcaiolo di un certo sistema dell’informazione. Avevi pienamente ragione. E avresti avuto altrettanta ragione se tu avessi pubblicamente denunciato l’ingiustizia politica cui fosti sottoposta per quelle “spontanee” dimissioni da ministro all’agricoltura, ruolo cui avevi avuto diritto e che ti eri sudata e guadagnata sul campo. Durante il governo Letta era successa quella cosa strana, per cui dopo la rottura di Berlusconi, chi come te era ministro era rimasto tale e coloro che erano fuori dal governo andarono con Forza Italia all’opposizione. Bizzarrie di un certo mondo. Non capita mai il contrario.

Ecco perché, cara Nunzia, la tua vicenda mediatica e giudiziaria è anche politica. Perché dopo che avevi perso il posto al governo e in seguito anche quello di capogruppo dove hai dovuto cedere il passo a Maurizio Lupi, un altro ex ministro “spontaneamente” dimessosi per inesistenti vicende para-giudiziarie, e dopo il tuo ritorno da Berlusconi, sei stata di nuovo vittima di conflitti politici. Dico “vittima” a ragion veduta, perché magari meritavi di essere ancora in Parlamento. Benvenuta nel club. Saresti stata utile in commissione giustizia, per esempio. Non solo perché sei avvocato, e non solo perché sei sempre stata di cultura liberale. Ma anche perché, quando hai sulla pelle bruciature come le tue, mentre un pm ti vuole in galera, è tutto il tuo corpo insieme alla tua mente ad avere quella sensibilità in più, e lo sguardo fisso sulle ingiustizie del mondo. E per sempre. Oggi, Nunzia, tu hai una grande occasione. La vita ti ha portato ad altri mestieri, ad altre strade, che sono importanti quanto quelle della politica. Hai l’occasione di essere protagonista di forme di comunicazione importanti e diverse (anzi opposte) rispetto a quelle di cui sei stata vittima e contro le quali ti sei giustamente ribellata. Le occasioni non mancano, neppure nei luoghi dove la comunicazione pare più leggera, più frivola.

Lo abbiamo visto (in negativo) persino a “Ballando con le stelle”, dove qualche personaggetto si è scagliato contro l’ex ministro Matteo Salvini. Ma lo si può fare anche in positivo, e a maggior ragione laddove si fa informazione e dibattito politico-sociale come a “Non è l’Arena”, ormai tuo luogo di lavoro. Mi permetto di indicare, senza aver la pretesa di dare lezioni, due principi importanti, il diritto alla sopravvivenza e il diritto alla salute, che secondo me sono spesso poco valorizzati. E che, soprattutto quando entra in scena Caino (facile stare dalla parte di Abele), vengono calpestati con totale noncuranza. Per fare un esempio, è ovvio che tutti siamo virtuosamente contro il terrorismo e riteniamo che chi è uscito nelle strade con le armi in pugno e le ha usate per ferire e uccidere, debba essere sanzionato. Ma non negheremo mai neanche a la sopravvivenza. Che è la dignità, prima del piatto di minestra.

Ecco un’occasione in cui tu avresti potuto fare la parte della gamba diritta del tavolo, nel tuo luogo di lavoro. Quando l’ex magistrato Luigi Saraceni ha speso la propria dignità venendo a umiliarsi anche davanti a gente con la bava alla bocca per difendere il diritto della figlia, ex terrorista (marginale), alla sopravvivenza con il reddito di cittadinanza, una gamba diritta del tavolo sarebbe stata utile. Una sulle quattro gambe storte del tavolo, avrebbe potuto fare la differenza. E altrettanto lo sarebbe sul discorso, ancora aperto e difficile, del diritto alla salute e a piccoli spazi di affettività per tutti i Caini assassini delle nostre carceri. Non occorre essere avvocati, per capire, per far capire. Ma se sei cresciuta a una solida scuola liberale, la stessa che oggi è solidale con te perché sei una delle tante vittime di quelli con la bava alla bocca, saper tendere la mano a un fratello-vittima, anche se lui è un Caino assassino, questo lo potresti fare. Perché vedere e capire, e fare capire agli altri le tante ingiustizie del mondo, può lasciare la tua impronta, può aiutarti a essere la gamba dritta del tavolo. Anche con Massimo Giletti.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.