Confermata la condanna a 19 anni di reclusione per Mario Perrotta, l’ex compagno di Arianna Flagiello, la donna morta a 32 anni, il 19 agosto del 2015, dopo essersi lanciata nel vuoto dal quarto piano della propria abitazione in via Montedonzelli nel quartiere Arenella a Napoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell’uomo, confermando per maltrattamenti aggravati da morte come istigazione al suicidio e tentata estorsione.

Perrotta è stato condannato al pagamento di ulteriori spese nei confronti delle parti civili, ovvero l’associazione Salute Donna, rappresentata dall’avvocato Giovanna Cacciapuoti, e i genitori e della sorella di Arianna. La quinta Corte di Appello di Napoli lo scorso 29 marzo lo aveva condannato a 19 anni di carcere, riducendo di tre anni l’iniziale condanna in primo grado. In Appello era stata riconosciuta la tentata estorsione (solo ai danni della vittima) per la quale Perrotta in primo grado era stato assolto.

“Fa piacere che questa sentenza, per una vicenda così particolare e comunque di grande e di violenza, per quanto invisibile, giunga praticamente alla vigilia della giornata contro la violenza di genere, che si celebra domani” commenta l’avvocato Giovanna Cacciapuoti, legale di “Salute Donna“, l’associazione che “si occupa della promozione della salute femminile e della prevenzione dei fattori di rischio di cui fa sicuramente parte la violenza”.

LA STORIA – Una storia d’amore malata quella tra Arianna e Mario che andava avanti da quando lei aveva 18 anni. Una storia di violenze fisiche (sempre smentite dall’uomo) e verbali ma anche di continue richieste economiche da parte di Perrotta che non aveva un lavoro stabile a differenza della compagna che lavorava presso una casa editrice. Dalle indagini era emersa anche una presunta richiesta di 19mila euro che l’uomo avrebbe avanzato alla compagna e alla mamma di lei nei giorni precedenti il suicidio di Arianna.

La coppia nel 2012 va a vivere insieme in un appartamento messo a disposizione dai genitori di Arianna e che si trovava nello stesso palazzo dove la donna era cresciuta.  Nel capo di imputazione contestato al 35enne del Vomero ci sono riferimenti a “calcipizzichibuffetti…” e messaggi del tipo “sto tornando accumincia a fui’…” (“sto tornando, inizia a scappare”), “…mo ti faccio mettere paura veramente”, con cui, secondo l’accusa, Perrotta “umiliava e offendeva Arianna fino a ridurla in uno stato di soggezione completa”.

Redazione