E’ stata ridotta di tre anni la condanna in secondo grado a Mario Perrotta: da 22 a 19 anni. Questa la decisione dei giudici della quinta sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli (presidente Rosa Romano, giudice a latere Taddeo) che hanno condannato l’uomo per la morte della compagna Arianna Flagiello, deceduta a 32 anni il 19 agosto del 2015, dopo essersi lanciata nel vuoto dal quarto piano della propria abitazione in via Montedonzelli nel quartiere Arenella a Napoli.

Riconosciuta la tentata estorsione (solo ai danni della vittima), per la quale Perrotta in primo grado era stato assolto. Lo scorso 4 marzo, il sostituto procuratore generale della Corte di Appello di Napoli Giovanni Cilenti, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto 24 anni di carcere per l’uomo accusato di istigazione al suicidio e maltrattamenti, con l’aggravante della morte, e di tentata estorsione.

LE PAROLE DELLA MADRE – “Niente e nessuno può restituirmi mia figlia, ma è consolatorio, per una madre e per una famiglia intera, avere avuto giustizia”. Queste le parole all’Ansa di Angiola Donadio, madre di Arianna, che ha commentato, tra le lacrime, la condanna a Perrotta. Visibilmente commossi, al termine della lettura del verdetto, anche il padre e la sorella, la criminologa Antonella Formicola, che ha assistito la famiglia e gli avvocati, Pasquale Coppola e Marco Imbimbo. “Non si è fatta giustizia solo per Arianna Flagiello, ma per tutte le vittime di femminicidio”, ha detto Formicola.

LA STORIA – Una storia d’amore malata quella tra Arianna e Mario che andava avanti da quando lei aveva 18 anni. Una storia di violenze fisiche (sempre smentite dall’uomo) e verbali ma anche di continue richieste economiche da parte di Perrotta che  non aveva un lavoro stabile a differenza della compagna che lavorava presso una casa editrice. Dalle indagini era emersa anche una presunta richiesta di 19mila euro che l’uomo avrebbe avanzato alla compagna e alla mamma di lei nei giorni precedenti il suicidio di Arianna.

La coppia nel 2012 va a vivere insieme in un appartamento messo a disposizione dai genitori di Arianna e che si trovava nello stesso palazzo dove la donna era cresciuta.  Nel capo di imputazione contestato al 35enne del Vomero ci sono riferimenti a “calcipizzichibuffetti” e messaggi del tipo “sto tornando accumincia a fui’…” (“sto tornando, inizia a scappare”), “…mo ti faccio mettere paura veramente”, con cui, secondo le accuse, Perrotta “umiliava e offendeva Arianna fino a ridurla in uno stato di soggezione completa”.

 

Redazione