Caro Direttore,
anche se scrivo naturalmente in prima persona, potrei raccontare gli eventi che citerò anche come un normale cittadino di Parma che ha visto un ribaltone politico senza precedenti. Era l’anno 2011, lo stesso anno di un altro ribaltone, la caduta del Governo Berlusconi dopo il G20 di Cannes, che anticipò l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti. C’era un’amministrazione comunale di centro-destra che governava da 13 anni, aveva vinto tre elezioni consecutive, era considerata un modello in tutta Italia per le tante idee trasformate in progetti coronate dall’assegnazione dell’EFSA Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea. Una città che grazie alle prestigiose vittorie del Parma Calcio, quarta squadra italiana per trofei internazionali, e ai risultati della gestione della cosa pubblica era famosa a livello mondiale.
All’improvviso nel cielo luminoso e sereno all’ombra della Steccata, Basilica ai tempi del Ducato, si scatenò una tempesta mediatica e giudiziaria che travolse tutti e tutto. Una situazione che coinvolse, oltre al sottoscritto, il sindaco Vignali e vari dirigenti comunali. Vittime di quella che ho chiamato “ordinaria ingiustizia” nel mio libro uscito nella primavera 2019 e che il Presidente Silvio Berlusconi ha definito testimonianza e denuncia in un paese dove non esiste lo stato di diritto.

La principale vittima è stata la verità perché si cercò, mediante il solito copione della bugia ripetuta più volte che diventa verità, di scrivere una pagina di storia completamente distorta dalla realtà. Sono stato arrestato e processato con un accanimento davvero al limite della persecuzione, ma ho resistito, ho rifiutato il patteggiamento, e sono uscito assolto da ogni accusa. Accuse infamanti e infondate tipo la collusione mafiosa, scatenate in un clima di pesante odio e palese vendetta contro una certa parte politica. Non li perdonerò mai di avere fatto soffrire la mia famiglia, infangato la mia onorabilità, trascinato il mio nome sui giornali e tv additato come se fossi uno dei peggiori delinquenti sulla faccia della terra. Un perverso meccanismo manovrato da una magistratura politicizzata e schierata a sinistra.

Marco Mescolini, mio accusatore, è stato ricompensato nel 2018 con la nomina a Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, città natale dell’ex premier Romano Prodi nel cui secondo governo (2006-2008) Mescolini ricoprì l’incarico di capo di gabinetto del Vice Ministro dell’Economia Roberto Pinza. Invece il Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia che si dilettava di trattarci come ladri di polli durante il sue conferenze-stampa (identico trattamento riservato nel 2004 a Calisto Tanzi dopo il crac Parmalat), si presentò alle elezioni comunali del giugno 2017 nella lista “Parma Protagonista” a sostegno del candidato sindaco di centro-sinistra, ottenendo il misero bottino di 70 preferenze.

Una vergogna che ha espropriato le prerogative democratiche, poiché un sindaco e la sua giunta devono essere giudicati dai cittadini e non da un tribunale, e consegnato Parma ai presunti moralizzatori grillini poi trasformisti civici che hanno ridotto la città ad un simulacro vivente della cattiva amministrazione. Purtroppo ho conosciuto nei corridoi dei tribunali tanti uomini e donne rovinati da una giustizia partigiana e teleguidata. La mia storia non è la premessa di una vendetta, bensì l’impegno ad una battaglia di civiltà perché una democrazia senza giustizia è una realtà distorta senza verità.