Esteri
Attentato a Monaco: Anastasiia Berezovska è fuggita attraversando l’Italia. “Non ha agito da sola”
Sembra esserci una svolta nelle indagini sull’esplosione che pochi giorni fa ha scosso il principato di Monaco. Fin da subito, che fosse un atto doloso, un vero e proprio attentato e non un incidente, era stato evidente. Ora parrebbe che il responsabile dell’attacco in cui l’uomo d’affari ucraino Vadim Ermolaev, la compagna Anna Nasobina e il figlio tredicenne sono rimasti gravemente feriti, non sia – come qualcuno aveva ipotizzato – il Cremlino, bensì Anastasiia Berezovska, una donna ucraina di 39 anni residente in Germania, già nota per i suoi legami con la criminalità organizzata.
La procura di Monaco ha emesso un mandato d’arresto e ieri l’Interpol ha diffuso il nome della ricercata. Un identikit non privo di segni fortemente riconoscibili, la Berezovska infatti – si legge nella nota – ha un grande tatuaggio raffigurante un serpente sul braccio destro. Dall’analisi delle videocamere di sorveglianza dell’edificio e dintorni pare sia proprio lei – vestita da uomo – pochi istanti prima dell’esplosione a posare la bomba davanti alla casa di Ermolaev. Nei giorni precedenti all’attentato, secondo diverse testimonianze concordanti, la donna avrebbe svolto più sopralluoghi. Dai filmati, subito dopo l’esplosione, si nota l’attentatrice allontanarsi in rue Révérend-Père-Louis-Frolla, passando per Beausoleil, località a poche centinaia di metri in territorio francese.
Secondo fonti dell’inchiesta, al volante di un’auto con targa tedesca potrebbe poi essere entrata in Italia, dalla frontiera di Ventimiglia, per poi proseguire verso la Svizzera. L’ordigno utilizzato per l’attentato era di piccola taglia e non sono pochi quelli che già sottolineano questo punto come un indizio fondamentale: e se il fine non fosse stato uccidere, ma lanciare un avvertimento? Come ha dichiarato il viceprocuratore generale del Principato di Monaco, Berezovska avrebbe tirato fuori l’ordigno da una borsa della spesa e lo avrebbe attivato con un telecomando. Le ferite riportate delle tre vittime sono gravissime, la compagna di Ermolaev ha subito l’amputazione di entrambe le gambe, mentre il bambino e l’uomo sono gravemente ustionati. Nessuno dei tre è, però, a rischio di morte.
Quale pista quindi seguire? I fatti sembrano indicare che la sospettata non abbia agito da sola. Ora l’ipotesi più probabile appare esser quella di un’azione dei servizi segreti ucraini. Ermolaev, infatti, con la sua società Alef, specializzata nel settore dell’agroalimentare, nei territori occupati in Crimea era entrato ben in contatto con la Russia. Nel 2023, infatti, il Presidente Volodymyr Zelensky e il suo Governo aveva deciso di sanzionarlo. Ermolaev, che già nel 2019 aveva rinunciato alla cittadinanza ucraina per prender il passaporto cipriota, prima della guerra in Ucraina possedeva un patrimonio di 220 milioni di dollari. Forbes lo metteva al ventitreesimo posto nella classifica dei cento più ricchi dell’Ucraina. Sempre lui, poi, si cela dietro lo scandalo della società finanziaria estone Versobank, ne era co-proprietario, sospesa nel 2018 dalla Banca centrale europea per violazione sistemica delle norme antiriciclaggio.
Insomma, il giro d’affari di Ermolaev è sempre stato piuttosto ambiguo e, alla luce anche dell’attentato, sembrerebbe proprio che i servizi ucraini abbiano voluto mandare un segnale, a lui e a tutti i miliardari ucraini esiliati e vicini al nemico russo. Non a caso, si è andati a colpire il principato di Monaco, una delle località più sorvegliate e sicure.
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