La tragedia di sabato a Modena è avvenuta a poche decine di metri dal mio ufficio, e ho sottolineato la straordinaria risposta che modenesi di origine italiana ed extracomunitari provenienti da ogni parte del mondo hanno dato con grande coraggio per bloccare l’aggressore, a sua volta nato in Italia ma di origini marocchine. In poche ore, il partito che domina Modena da 80 anni si è appropriato della tragedia, con un comizio in Piazza Grande del sindaco, naturalmente come sempre del Pd, che ha provato a certificare l’esclusione di ogni matrice ideologica o fondamentalista alla base della tentata strage.

Sui giornali locali le parole del sindaco sono state prese come oro colato, anche se hanno dovuto in qualche modo registrare le lamentele dei partiti di opposizione esclusi da tale evento. Ma non si capisce come e perché la scelta dell’avvocato Fausto Gianelli da parte della famiglia in qualche modo smentisca la tesi del gesto folle di uno squilibrato per inserirlo in un filone militante di pensiero ferocemente antisraeliano, e particolarmente sensibile alle ragioni di chi vuole distruggere Israele. Insomma, se Salim El Koudri ha compiuto la tentata strage per ragioni personali e non politiche e ideologiche, era giusta la strada intrapresa all’inizio di considerare il suo come un gesto di un povero squilibrato, ma le scelte successive purtroppo anziché sciogliere i dubbi li moltiplicano.

Approfitto di questa occasione datami dal Riformista per ricordare che la Prefettura di Modena, su mia richiesta, è in attesa di una risposta del ministro Matteo Piantedosi circa il fenomeno del moltiplicarsi a Modena di donne immigrate che girano per strada indossando burqa e niqab, che lasciano scoperti soltanto gli occhi. Gli stessi musulmani italiani hanno sottoscritto in sede governativa un documento che sostiene che, mentre è giustamente consentito di coprirsi il capo, il volto in pubblico deve essere scoperto. Ministro, vuole cortesemente rispondere?