Dopo la decisione del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli di proclamare lo stato di agitazione e revocare l’adesione ai protocolli sottoscritti il 28 aprile denunciando “grave situazione di immobilismo” a proposito delle decisioni sulle linee guida per la ripresa dell’attività giudiziaria prevista per il 12 maggio, arriva la replica dei capi degli uffici giudiziari.

In una nota il presidente della Corte di Appello Giuseppe De Carolis e il procuratore generale Luigi Riello definiscono la delibera degli avvocati “del tutto inaspettata”, parlando di “un’inspiegabile logica di contrapposizione con la magistratura”, un atteggiamento che ritengono “non consono al clima collaborativo coltivato da tutti i capi degli uffici giudiziari e certamente inidoneo ad affrontare con senso di responsabilità ed efficacia un momento delicato per la giustizia nel distretto connesso alla perdurante critica situazione sanitaria”.

Ricordando la collaborazione dell’avvocatura “preziosa e apprezzata” che c’è stata per individuare, sentita l’autorità sanitaria, le misure di prevenzione finalizzate a ridurre il pericolo di contagio e i protocolli d’intesa e i decreti organizzativi emessi nella cosiddetta Fase 1, i vertici del Palazzo di giustizia di Napoli spiegano in una nota che “riguardo il mancato accoglimento della richiesta degli avvocati di trattazione anche dei processi con imputati liberi con la presenza fisica degli stessi, il numero rilevantissimo di processi con imputati detenuti pendenti dinanzi alla Corte di Appello, circa 400 solo nel periodo dal 12 maggio al 30 giugno, impedisce la trattazione anche dei processi a piede libero con la presenza fisica delle parti, tenuto conto della necessità, emersa da tutte le interlocuzioni con l’autorità sanitaria, di limitare al massimo gli accessi di persone nel Palazzo di Giustizia, costituendo questo il primo presidio per ridurre il pericolo di contagio”.