Tra avvocati e vertici degli uffici giudiziari di Napoli si è consumato lo strappo. A pochissimi giorni dall’avvio della Fase 2, tecnicamente uno solo lavorativo, non ci sono ancora tutti i protocolli con le linee guida per il settore civile e penale e martedì, 12 maggio, come da calendario, la macchina giudiziaria dovrebbe rimettersi in moto dopo due mesi di lockdown.

Gli avvocati protestano per questi ritardi e proclamano lo stato di agitazione. I civilisti lamentano anche la decisione del presidente della Corte di appello di differire al 4 giugno la riapertura delle udienze davanti ai giudici di pace. L’avvocato Antonio Tafuri, presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli, ha firmato con i componenti del Consiglio la delibera con cui si segna lo strappo.

“E’ stata svolta una estenuante attività consultiva, collegamenti di ore in videoconferenza tra consiglieri dell’ordine e magistrati all’esito dei quali sono stati sottoscritti i protocolli per lo svolgimento dell’attività giudiziaria dal 12 maggio al 30 giugno -precisa – ma a tutt’oggi i protocolli non sono stati portati a conoscenza di questo Consiglio”.

“Il ritardo con cui i capi degli uffici stanno operando per consentire la ripresa dell’attività giudiziaria nella fase 2 non è ragionevole perché aggraverà gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria” è la posizione degli avvocati molto critico verso i vertici degli uffici giudiziari. “Con riferimento al settore penale, ad oggi è stato cominciato soltanto il decreto di svolgimento delle udienze in Corte di Appello con cui – dicono gli avvocati – non risulta accolta la richiesta di consentire la trattazione dei procedimenti a carico degli imputati liberi, in numero limitato e predeterminato, a istanza di parte con presenza fisica rimettendo di fatto la celebrazione di tali processi alla duplice condizione della celebrazione da remoto e della valutazione di fattibilità da parte del giudice”.

Gli avvocati solevano anche il problema del sistema telematico: “Il numero di pec ricevute relativamente alla cosiddetta Fase 1 è minimo e comporta, e comporterà, la necessità per gli avvocati di recarsi in Tribunale per conoscere le date di rinvio”. “Orami – commenta l’avvocato Gabriele Esposito, vicepresidente dell’Ordine degli avvocati – siamo in una situazione a dir poco paradossale. Da oltre due mesi offriamo contributi e soluzioni per la ripresa ma assistiamo sgomenti alla riluttanza di chi dovrebbe provvedere. Tutte le attività stanno riaprendo con il passare del tempo e non si comprende perché, con le dovute cautele, non si riaprono anche le aule di udienza”.