“Non in mio nome”. E’ l’iniziativa degli avvocati del Carcere possibile, la onlus della Camera penale di Napoli che si occupa di tutela dei diritti dei detenuti. “Non si può più tacere, è tempo di schierarsi” dicono i penalisti del direttivo presieduto dall’avvocato Anna Maria Ziccardi decidendo di far sentire la propria voce e unirsi alla posizione della classe forense contraria al processo penale telematico. “Siamo consapevoli dell’eccezionalità del momento e dell’esigenza di conciliare la tutela del diritto alla salute con il funzionamento della giustizia, tant’è che tutti noi penalisti abbiamo offerto sin da subito la nostra massima collaborazione dichiarandoci favorevoli a ogni forma di semplificazione per quanto attiene alle comunicazioni tramite l’utilizzo delle Pec e alla disponibilità degli atti di causa, ma rimaniamo fermamente contrari al processo da remoto” chiariscono.

Ed ecco spiegato il perché. “Celebrare il processo da remoto significherebbe non solo estromettere l’avvocato dalle udienze svilendone la natura e il ruolo di garanzia e controllo degli atti del potere, ma comporterebbe la cancellazione d’emblée dei principi e delle garanzie fondamentali di civiltà giuridica codificati nella nostra Carta costituzionale”. La protesta, dunque, è per rivendicare il ruolo dell’avvocato e la dimensione del diritto di difesa che temono possa essere compressa da un processo svolto attraverso lo schermo di un computer. “Fedeli al giuramento che abbiamo prestato, consapevoli della dignità e della funzione sociale che svolgiamo con la nostra professione, non daremo mai il consenso alla pantomima del processo penale” concludono gli avvocati del Carcere possibile.