I processi con detenuti per i quali i termini di custodia cautelare sono in scadenza entro l’11 novembre si faranno, anche senza richiesta da parte dell’imputato o del suo difensore; quelli con imputati detenuti per i quali non c’è nel breve termine scadenza dei termini si faranno in aula solo se lo richiede espressamente l’imputato o il suo difensore dandone comunicazione almeno cinque giorni prima dell’udienza. Per il resto i processi con imputati liberi, non sottoposti quindi ad alcuna misura cautelare, rischiano di subire rinvii lunghi, anche di diversi mesi, di certo a partire da una data successiva al 31 luglio, se le parti non daranno il consenso a celebrare le udienze da remoto, quindi a distanza, online.

E comunque con i rinvii ci sarà la sospensione dei termini cautelari e di prescrizione. Le linee guida dettate dal presidente della Corte d’Appello Giuseppe De Carolis e dal procuratore generale Luigi Riello tracciano, in estrema sintesi, questa strada per la ripresa dell’attività giudiziaria dopo il lockdown. Le linee guida del Tribunale dovranno in qualche modo uniformarsi a questo indirizzo. Il 12 maggio intanto si avvicina e la gestione della fase 2 a Palazzo di Giustizia non smette di dividere le opinioni.

“Le recenti disposizioni organizzative degli uffici giudiziari, nonostante gli sforzi fatti, mostrano tutta la debolezza dell’apparato giurisdizionale”, commenta l’avvocato Gabriele Esposito, penalista e vicepresidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli assieme all’avvocato Dina Cavalli. “La possibilità di celebrare processi da remoto, come previsto da provvedimenti governativi, trova addirittura i suoi limiti nell’inciso secondo cui ciò sarà possibile qualora le dotazioni tecniche lo consentano. Fermo restando la mia contrarietà, e quella dei miei colleghi, ad ogni forma di processo a distanza, ritengo che, qualora qualcuno opti per tale rito, non poche saranno le difficoltà di celebrazione da remoto attesa la scarsità di mezzi idonei a garantire finanche una connessione stabile, come ad oggi accaduto in qualche caso”.

E non è tutto. “A ciò si aggiunga la dubbia costituzionalità della sospensione dei termini di prescrizione e di custodia cautelare. Insomma – osserva l’avvocato Esposito – un’epidemia è considerata dal Governo quale causa di rinvio del processo addebitabile all’imputato. Ognuno tragga le conclusioni sulla, non dico legittimità, ma ragionevolezza di questa decisione”.