“Non vedo per quale ragione, e in questo sono in profonda distonia con gran parte dei miei colleghi, noi magistrati dobbiamo godere di un trattamento preferenziale rispetto ad altre categorie di lavoratori che in questi cinquanta giorni hanno continuato a lavorare adottando tutte le cautele per evitare e contenere il contagio. Ci sono dispositivi e precauzioni che ci consentirebbero di continuare ad assicurare una giustizia, civile e penale, attraverso processi che si possono definire tali, e non certo attraverso il processo telematico che non è un processo ma un’altra cosa. E poi percepiamo come parte cospicua della nostra retribuzione mensile una indennità di rischio che nasce ai tempi del terrorismo e oggi può valere per il virus”.

Luigi Bobbio , magistrato presso il Tribunale di Nocera Inferiore, ex pm dell’Antimafia napoletana ed ex senatore, è una voce fuori dal coro rispetto ai tanti magistrati che spingono per il processo da remoto. Bobbio concorda con la linea degli avvocati: “Il processo va fatto in aula e l’unico protocollo da seguire deve essere il codice, quello di procedura penale e quello di procedura civile”. Negli ambienti giudiziari il dibattito è ancora aperto, non ci sono linee guide definitive e si discute di come gestire la fase 2. “Sembra quasi che qualcuno abbia voluto cogliere nella vicenda della epidemia un’occasione quasi insperata per spingere verso lo stravolgimento delle regole e non va bene”, osserva Bobbio. “Purtroppo – aggiunge – da vari mesi, in alcuni settori della magistratura colgo una sensazione di insofferenza nei confronti del ruolo dell’avvocatura ritenuta quasi una dolorosa necessità: è una cosa inaccettabile. E il processo telematico, con il distanziamento, lo sbilanciamento e la perdita di concretezza del rapporto processuale, appare come un ulteriore tentativo di marginalizzare il ruolo dell’avvocato nell’ambito del processo penale”.

Perché? “Una possibile chiave di lettura è che, non da oggi ma da molto tempo, forse da sempre, all’interno dell’ordine giudiziario il ruolo del magistrato viene vissuto come il ruolo dei migliori, dei depositari della virtù, della morale e della conoscenza giuridica, in grado da soli di governare le dinamiche della giustizia. E a ciò – conclude – si aggiunga il ruolo non secondario che hanno logiche di potere e giustizialiste”.