Blitz contro due presunte organizzazioni criminali italo-albanesi che gestivano, in conflitto tra loro, il traffico di droga e le estorsioni nella Capitale. Dalle prime luci dell’alba si martedì 18 gennaio i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale capitolino su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che dispone l’arresto per 27 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco.

L’operazione è stata eseguita a Roma e in provincia. I Carabinieri del Nucleo Investigativo e quelli del Nucleo Investigativo di Frascati, lavorando in stretta sinergia, hanno ricostruito, dettagliatamente, le vicende criminali di due gruppi italo-albanesi (il capo di uno dei due era vicino a Fabrizio Piscitelli, l’ultras della Lazio conosciuto con il soprannome di Diabolik e ucciso in un agguato il 7 agosto 2019 su una panchina nel Parco degli Acquedotti).

I due gruppi sono in conflitto tra loro, dotati di una solida struttura organizzativa e con la disponibilità di armi da fuoco pronte all’uso. Entrambi stabilmente dediti all’attività di smercio di consistenti quantitativi di sostanza del tipo cocaina e hashish destinati alle più fiorenti piazze di spaccio.

I dettagli dell’operazione: la guerra per lo spaccio tra gli albanesi

Le contestazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare scaturiscono da due indagini, confluite successivamente in un unico procedimento penale. La prima riguarda il gruppo criminale facente capo al cittadino albanese Ermal Arapaj e avviata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati dopo il brutale omicidio di Cristian Di Lauro, avvenuto a Velletri il 27.12.2017. La seconda, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, ha avuto origine dall’attività svolta a carico di Elvis Demce, nazionalità albanese, iniziata nell’aprile del 2020 subito dopo la sua scarcerazione con la concessione degli arresti domiciliari.

Le investigazioni, condotte nel periodo 2017 – 2020, hanno consentito di ipotizzare l’ininterrotta operatività nel comune di Roma di due gruppi italo-albanesi, in conflitto tra loro, dotati di una solida struttura organizzativa e con la disponibilità di armi da fuoco pronte all’uso, entrambi stabilmente dediti all’attività di smercio di consistenti quantitativi di sostanza dei tipi cocaina e hashish destinati alle più fiorenti piazze di spaccio.

L’attività investigativa sul sodalizio capeggiato e promosso da Demce è iniziata con il controllo discreto dell’abitazione di quest’ultimo, ubicata nel quartiere Prenestino, i cui esiti hanno permesso di riscontrare un immediato riavvicinamento del predetto a diversi pregiudicati, tra cui alcuni inseriti nella cerchia di Piscitelli, assassinato come detto nell’agosto del 2019. Sulla base di tali sviluppi investigativi, è iniziata un’attività tecnica che ha confermato l’elevato profilo criminale di Demce, caratterizzato dalla volontà di realizzare rapidamente, attraverso il rifornimento di ingenti quantitativi di stupefacenti e il recupero di crediti con modalità violente, la liquidità necessaria per consolidare la forza criminale della sua associazione. Un episodio degno di rilievo è avvenuto il 27 luglio 2020, quando dall’attività tecnica sono emersi chiarissimi elementi relativi all’imminente acquisizione di un ingente carico di stupefacente che è stato poi successivamente sequestrato il 7 agosto successivo, in occasione del controllo di un’autovettura Porsche Macan con a bordo due giovani, organizzato mentre percorrevano l’autostrada A1, all’ altezza di Orvieto.

All’interno del bagagliaio furono rinvenuti 900 panetti di sostanza stupefacente del tipo hashish per un peso complessivo di circa 90 chili. Per il sodalizio criminoso investigato viene, inoltre, ipotizzata l’aggravante dal metodo mafioso consistita nell’imporre il predominio sul territorio a scapito di altri gruppi criminali, avvalendosi della forza di intimidazione, in particolare ponendo in essere atti intimidatori ai danni di rivali o di acquirenti morosi. Un episodio è relativo all’estorsione imposta a due fratelli residenti nel quartiere di San Basilio, considerata una delle piazze di spaccio più fiorenti della Capitale, per il recupero di un credito ammontante a 100.000 euro, derivante da una partita di stupefacente non corrisposta.

L’organizzazione riconducibile, invece, ad Arapaj è collocata in un ambito territoriale specifico, ma è gravemente indiziata di essere fornitrice di numerosi acquirenti procurando anche considerevoli quantitativi di narcotici, destinati alla successiva immissione in diverse piazze di spaccio, pur mantenendo come centro delle proprie attività criminali la città di Velletri (Roma). Da quanto emerso nelle indagini, il gruppo criminale è accusato essere solito svolgere la propria attività illecita mediante consegne di narcotico effettuate in forma itinerante e “a domicilio”, modalità adottata anche per evitare di incorrere in frequenti controlli da parte delle forze dell’ordine.

Dagli elementi acquisiti dai carabinieri, inoltre, per l’approvvigionamento della “cocaina”, il gruppo di Arapaj è indiziato di rifornirsi in Italia da connazionali domiciliati nella zona di Porto S. Elpidio (Fermo) nelle Marche, mentre all’estero faceva riferimento alla tratta olandese e colombiana. Il sodalizio in argomento risultava attivo a Roma, nei Castelli Romani, fino al Litorale Pontino, mentre, come base di appoggio, gli indagati utilizzavano sia le proprie abitazioni, dove custodivano parte dei quantitativi di narcotici da consegnare ai clienti, sia garage utilizzati per la specifica attività illecita.

L’agguato al rivale per il mancato ristoro durante la detenzione

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e quelli del Nucleo Investigativo di Frascati, lavorando in stretta sinergia, hanno ricostruito, dettagliatamente, la vicenda che ha visto Demce reclamare il controllo delle piazze di spaccio di Velletri, gestite, sino al giorno della sua scarcerazione, da Arapaj. Le conversazioni intercettate hanno confermato l’astio nutrito dal primo nei confronti del connazionale, il quale, dopo il suo arresto, ne aveva acquisito la gestione, senza riconoscergli alcun ristoro economico. I mancati indennizzi hanno portato Demce a progettare un agguato nei confronti del rivale in data 9 luglio 2020 nel comune di Lanuvio (Roma), al quale la vittima riusciva a sottrarsi sparando per primo e attingendo ad una gamba uno degli esecutori incaricati da Demce.

La fuga in Spagna dopo gli attentanti e il ritorno per pianificare omicidio Demce

Successivamente a tale episodio, sono stati raccolti indizi che portano a ritenere che la mattina del 5 settembre 2020, il sodalizio di Demce avrebbe appiccato un incendio, a Velletri, ai danni della villa e delle auto in uso proprio ad Arapaj e alla compagna.

A seguito dei diversi atti intimidatori subiti, Arapaj decideva di fuggire in Spagna per il timore di ritorsioni violente da parte del gruppo avversario per poi rientrare, dopo un breve periodo, in Italia, quando iniziava a pianificare, in modo molto dettagliato, l’assassinio di Demce.  Ma non riusciva però a realizzare l’intento omicidiario perché colpito nel frattempo da un’ordinanza di custodia cautelare, eseguita il 9 febbraio 2021 dai Carabinieri di Latina. Nelle fasi esecutive del citato provvedimento restrittivo si procedeva ad una perquisizione all’interno dell’abitazione presente a Fermo, dimora di fatto di Arapaj e della compagna, dove veniva rinvenuta una pistola (mod. STEYR cal.40) con matricola abrasa, un caricatore contenente 12 proiettili ed una maschera in silicone riproducente un volto maschile; equipaggiamento che, è ipotizzabile, fosse destinato ad essere utilizzato per consumare l’omicidio del rivale.

Redazione