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Bologna, Lepore ha commesso un errore imperdonabile. E serve fare di più per curare il disagio psichiatrico
Il governo potrà commettere errori nel varare provvedimenti in materia di sicurezza; errori di eccesso o di misure inadeguate, da cucire su misura di fenomeni collettivi sempre più complessi. L’ordine pubblico non è un pranzo di gala e tantomeno un atelier.
Lo abbiamo visto nelle scene drammatiche dell’intervento dei poliziotti a Bologna e della morte di Abderrahim Fakir, con cause tutte da accertare, che però fa emergere un dato: l’abbandono a sé stesse e la grave carenza di assistenza nei confronti di tante persone con disagio psichiatrico. Occorrono prestazioni sanitarie e di prevenzione sociale per annullare o ridurre i casi che diventano notizia mediatica soltanto quando degenerano in escandescenze, aggressioni, ferimenti o perdita di vite umane, per azioni commesse o subite. Le forze dell’ordine sono chiamate a gestire situazioni difficili quando diventano pericolose per i cittadini, o anche per chi questa disabilità se la porta dentro.
Il sindaco Lepore ha commesso un grave errore di valutazione, imperdonabile: non avrebbe dovuto convocare una manifestazione pubblica che inevitabilmente è diventata una manifestazione politica “contro” le forze dell’ordine e contro il governo, accusato di metodi “amerikani” – uso la famigerata “k”, perché il rischio è quello che un tempo significò – i quali non sono certo un’esclusiva dell’Amministrazione Trump: sono un migliaio l’anno i cittadini Usa, da sempre e con tutte le presidenze, che muoiono a seguito di interventi della polizia. Ma soprattutto è inesistente una deriva trumpiana nella nostra sicurezza; ci sono invece episodi che hanno portato al depotenziamento di strutture in grado di trattare il disagio mentale, che è molto più diffuso di quanto si creda. Lepore avrebbe dovuto convocare un tavolo sociale, a partire dai suoi servizi, e invitarvi Asl, Prefettura e Questura. Sarebbe stato un atto di responsabilità, non di coltura della violenza in città.
Il Prisma di Bologna e la non adeguata reazione all’attacco No-Tav ai cantieri dell’Alta Velocità a Torino, altra città-osservatorio come abbiamo visto in questi anni, fa disperare sulla possibilità che il mondo progressista, nonostante gli affanni dell’ex capo della polizia Gabrielli, possa mai elaborare una convincente cultura della sicurezza, la quale viene sempre posposta – questo il punto politico – al diritto di manifestare, sempre, comunque, dovunque; anche quando si sa come andrà a finire, comprese le decine di agenti in ospedale. Naturalmente in nome della Costituzione, spesso invocata a sproposito. Un’ambiguità che la sinistra si trascina e che non riesce a scrollarsi di dosso; la gauche ha avuto – bisogna riconoscerglielo – un solo efficace “ideologo della sicurezza”, l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, oggi lontano per idee e postura dalle regnanti gerarchie del Pd.
Ma, su questo piano, il varo da parte del governo di provvedimenti per combattere la delinquenza minorile, con l’abbassamento della soglia di imputabilità, sia l’occasione per accompagnare alla “faccia feroce” della repressione – il “castigo” dostoevskjiano ha un valore ed è sbagliato il messaggio dem sui “vostri figli in carcere” – con quella dello Stato sociale. Occorrono più rigore e severità delle leggi e più divise per applicarle; ma anche più camici di psichiatri, psicologi, assistenti sociali, per intercettare e fronteggiare le rotte del disagio. Il Parlamento, tutto – maggioranza e opposizione – può e deve fare la sua parte.
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