Politica
A Bologna torna il volto violento dei pro-Pal. Bufera sulla manifestazione convocata da Lepore
Il caso Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto domenica al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia, ha riacceso il confronto politico sul rapporto tra sicurezza, uso della forza e responsabilità delle forze dell’ordine. La vicenda è ora al centro di un’inchiesta della Procura, mentre le immagini dell’intervento, riprese da un residente e diffuse sui social, hanno alimentato indignazione e proteste. La Procura sta acquisendo anche le immagini delle bodycam e sta ricostruendo minuto per minuto quanto accaduto prima e durante il fermo. Secondo gli inquirenti, la sequenza diffusa online non rappresenterebbe necessariamente l’intero svolgimento dell’intervento.
Al momento sono stati iscritti nel registro delle annotazioni preliminari i nomi di due poliziotti e di quattro operatori sanitari intervenuti nelle diverse fasi dell’operazione. Il procedimento ipotizza, in questa fase, il reato di omicidio colposo. Non si tratta, tuttavia, di sei persone formalmente indagate; la Procura, infatti, ha applicato per la prima volta il cosiddetto «scudo penale» previsto dalla nuova normativa che, in determinate situazioni, offre una tutela specifica agli operatori delle forze dell’ordine e agli altri soggetti coinvolti in interventi di emergenza, quando l’uso della forza avviene nell’esercizio delle loro funzioni. Non significa che gli agenti siano immuni dalle indagini o dalla responsabilità penale: la norma mira, invece, a evitare che un operatore venga automaticamente sottoposto a conseguenze penali per aver agito in situazioni operative complesse, lasciando che siano le indagini a stabilire se la condotta sia stata legittima o meno.
Sul piano politico, il centrodestra invita ad attendere gli accertamenti e difende la presunzione di innocenza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiede che venga accertata tutta la verità e condanna le violenze. Matteo Salvini raccomanda di non trasformare l’inchiesta in «un processo alla polizia». Il segretario di Azione, Carlo Calenda, appoggia lo scudo penale e sostiene che prima di procedere penalmente nei confronti di un agente occorrerebbe accertare quanto accaduto attraverso un procedimento interno. Il ministro Matteo Piantedosi richiama il principio della presunzione di innocenza, sottolineando che deve valere anche per gli appartenenti alle forze di polizia, mentre gli accertamenti della magistratura sono in corso. Più neutrale la posizione del vicepremier Antonio Tajani, che afferma: «Sui fatti di Bologna ci saranno delle indagini. Le valutazioni non spettano a me, non sono un magistrato».
Opposizioni e associazioni per i diritti civili, invece, contestano l’applicazione della norma e chiedono verifiche rigorose sulle modalità dell’intervento. Si faccia «piena chiarezza» sulla morte di Fakir, precisa Elly Schlein. E Nicola Fratoianni invoca una «ricostruzione rigorosa dei fatti». La vicenda è rapidamente arrivata in piazza. Il sindaco Matteo Lepore ha promosso un presidio per chiedere verità e giustizia, con la partecipazione dei cittadini, delle istituzioni e del presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale. L’iniziativa, che ha suscitato critiche da parte di esponenti del centrodestra e di rappresentanze delle forze dell’ordine, è degenerata in una guerriglia urbana con scontri tra una parte dei manifestanti e la polizia, con lancio di oggetti, auto danneggiate e vetrine spaccate. Il leader di Avs in merito ai disordini ha invitato a distinguere la protesta pacifica dalle violenze. Dai toni accesi la reazione della sorella Khadija, che accusa gli agenti di averlo ucciso «a sangue freddo», e pretende «vendetta». All’attacco Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “Lepore ha convocato una piazza nel migliore dei casi senza rendersi conto dei rischi ed esponendo le istituzioni e gli agenti a violenze come quelle sotto gli occhi di tutti. Lui e il suo partito sono incapaci e irresponsabili manifesti”.
A fronte dei disordini che hanno messo a ferro e fuoco Bologna, gli stessi familiari di Fakir hanno preso le distanze dalle manifestazioni violente, ribadendo la richiesta di verità e giustizia. Insomma, una vicenda che approderà sicuramente in Parlamento e su cui il centrodestra, Forza Italia compresa, dovrà trovare una posizione comune.
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