Un caso rischia di imbarazzare il Movimento 5 Stelle, da sempre in prima linea contro i privilegi della politica. È quello che riguarda l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta e l’alloggio nel centro di Roma che non avrebbe restituito per ricoprire il suo incarico a Palazzo Baracchini.

LA QUESTIONE CASE – A scoprire la vicenda la giornalista Fiorenza Sarzanini del ‘Corriere della Sera’, che in un articolo lancia pesanti accuse all’ex ministro. La Trenta e il marito, maggiore dell’Esercito, sono proprietari di una casa al Pigneto, quartiere della Capitale. La prassi vuole che, nel caso il ministro abbia un’abitazione a Roma, prima di ricevere l’incarico da ministro questa venga messa in sicurezza assicurando dai militari. Quando a giugno 2018 la Trenta riceve l’incarico dal governo giallo-verde invece fa comunque richiesta per una nuova residenza, trasferendosi col marito in un appartamento di ‘primo livello’ vicino a piazza San Giovanni in Laterano.

LE ACCUSE ALL’EX MINISTRO – Secondo il ‘Corriere’ il primo problema sarebbe proprio nell’aggiramento dei regolamenti ministeriali: la Trenta e il marito, essendo proprietari dell’abitazione al Pigneto, non avrebbero avuto diritto all’assegnazione ministeriale. Non solo. La Trenta, secondo il ‘Corriere’ vive ancora nella casa che le è stata assegnata nel 2018, nonostante da mesi non sia più ministro. Al momento dell’assegnazione infatti l’ex ministro grillino sarebbe riuscita a far assegnare l’appartamento di pregio al marito maggiore dell’Esercito. Ora l’iter è sotto la lente d’ingrandimento del V reparto dello Stato Maggiore dell’esercito.

LA RISPOSTA DELLA TRENTAL’ex ministro Elisabetta Trenta tramite Facebook ha quindi risposto con una lettera indirizzata al ‘Corriere’ in merito alle accuse rivolte sulla questione appartamento. “Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza – si legge nella lettera – L’alloggio è stato assegnato ad aprire 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio”. “Quando ho lasciato l’incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019)”. “Come è noto, mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio ASIR – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio ASI di prima fascia). Pertanto, avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura di cui sopra”.

L’INTERROGAZIONE AL SENATO – Sul caso è intervenuto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che in una nota ha spiegato di aver presentato un’interrogazione urgente in Senato “per sapere se sia vero che la Trenta, ottenuto un lussuoso appartamento romano dal ministero della Difesa in ragione del suo incarico, benché risulterebbe proprietaria di una casa a Roma, una volta cacciata per manifesta inadeguatezza dall’incarico di governo, abbia utilizzato il ruolo di maggiore dell’Esercito del marito per affidare al coniuge l’appartamento (quando era ancora ministro in carica) e averlo in uso anche dopo la perdita dell‘incarico”.