Hanno superato il numero di 10mila le startup Italiane innovative, al 30 settembre 2019 se ne contano 10.610, il 2,9% di tutte le società di capitali di recente costituzione vantando un valore della produzione medio di poco inferiore ai 190mila euro.

Molto spesso si tratta di piccole aziende che andando avanti negli anni escono dal registro delle startup innovative e diventano piccole e medie imprese, come è successo alla napoletana Buzzoole che in 6 anni si è trasformata da startup fondata da trentenni in una grande azienda che fattura oltre 6 milioni di euro. Tutto questo succede al contrario della tendenza nazionale che vede il 60% delle startup italiane chiudere entro i fatidici 3 anni di vita. Succede al Sud, dove ancora si parla di colossale fuga di cervelli.

LEGGI ANCHE – Esodati, 6mila ancora nel tunnel

“Buzzoole è una piattaforma per le campagne di influencer marketing – spiega Gennaro Varriale, co-founder e CTO dell’azienda – In questi anni l’influencer è cresciuto come professione ed è diventata una necessità poter valutare il suo operato sui social. Grazie a un tool ideato da noi è possibile fare questa valutazione utile sia per gli influencer stessi che possono valutare qual è la forza virale del loro lavoro, sia per i brand che cercano influencer per le loro campagne di marketing. I brand possono capire così quanto sono affini al prodotto da pubblicizzare, quanto è virale il messaggio, chi sono i follower e così via e poi entrare in contatto con i profili più interessanti”.

Il tool permette anche di dare un costo giusto al lavoro dell’influencer in base a quanto il suo “chiacchiericcio social” può arrivare lontano, alla qualità dei follower e all’abilità nel creare interazioni. Tra gli influencer registrati da Buzzoole ci sono persone comuni o anche vip come Diego Armando Maradona. “Tutto nasce dal mio incontro con Gennaro Varriale 6 anni fa – racconta Fabrizio Perrone, CEO e co-founfer di Buzzoole – All’epoca non si parlava di influencer marketing ma di buzz e viral marketing. Io volevo creare una piattaforma tecnologica che potesse automatizzare e rendere più efficiente questo processo estremamente manuale. Così con Gennaro abbiamo messo su questa realtà in cui lui si è occupato di tutta la parte tecnologica”.

Quando tutto ha avuto inizio Fabrizio aveva appena 29 anni. Possedeva già un’agenzia di marketing che però ha deciso di vendere per iniziare la nuova avventura. “Avevo un’ambizione diversa – continua Fabrizio – Una realtà legata alla tecnologia con l’ambizione di diventare globale. Gennaro invece era legato al mondo dei social. Da lì siamo partiti e gli investitori ci hanno premiato”.

Buzzoole è stata l’azienda numero uno per crescita di fatturato in Italia e numero 19 in Europa. Ha aperto altre sedi in Italia e anche all’estero. “Non è stato facile tenere su l’azienda e crescere – continua Fabrizio – Da piccola startup l’azienda è arrivata a fatturare nel 2018 oltre 6milioni di euro. Il primo anno fatturammo appena 150mila euro”. Fabrizio racconta che all’inizio tutto era gestito come una famiglia, poi si sono dovuti adeguare ai cambiamenti diventando 20, 30 e poi 60 dipendenti. “Ogni volta che c’è stato un cambiamento è stato l’entusiasmo a fare la differenza – continua Fabrizio – Poi la capacità di adattamento e l’avvalersi di consulenti anche esterni che potessero migliorare di volta in volta l’azienda, che ci aiutasse ad affrontare le diverse sfide non solo aziendali, dal punto di vista del business, perché siamo in un mercato che cambia molto repentinamente, sia dal punto di vista aziendale perché quando cresci nei volumi anche il tema organizzativo è importante da affrontare e che può fare il successo o il fallimento di un’azienda”.

LEGGI ANCHE – Il sogno di Said, dalla startup di migranti al ristorante in centro

Un percorso lungo e difficile che però ha premiato il team di Buzzoole che negli anni è riuscita ad accattivarsi la fiducia di investitori e business angel, figure che in Italia sono una rarità. “Abbiamo richiesto dei capitali a diverse tipologie di investitori nel tempo – continua il Ceo – che hanno supportato le diverse fasi della crescita a partire da Digital Magics che è stato il primo acceleratore a credere in noi, poi abbiamo trovato dei business angel poi fondi di investimento come Vertis e Star Tip di Tamburi Investment Partner. Abbiamo da poco chiuso un ulteriore round da oltre 2 milioni di euro e la partecipazione dei founder e anche dei dipendenti. È un grosso segnale che le persone che sono qui ci credono, l’azienda è cresciuta tantissimo”.