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California Billionaire Tax Act, il governatore Newsom traballa: alzare le tasse senza deludere i titani del Tech
Problemi all’orizzonte per il Governatore della California Gavin Newsom? Così sembrerebbe, con una proposta di referendum rispetto ad una tassa sui patrimoni miliardari proposta da un potente sindacato, il SEIU United Healthcare Workers, sigla dei lavoratori sanitari che, solamente in California, rappresenta quasi centoventimila lavoratori.
Il “California Billionaire Tax Act” prevede una “imposta emergenziale” del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, che impatterebbe su circa 200 persone, detentori di un patrimonio combinato di circa 2000 miliardi di dollari. La tassa si renderebbe necessaria, secondo i proponenti, a causa dei tagli alla sanità previsti nella One, Big Beautiful Bill trumpiana, che taglierà circa 100 miliardi in 5 anni alla California. Sembra che anche il sindacato degli insegnanti stia preparando una propria misura referendaria, volta a confermare una tassa sui redditi superiori ai trecentoquaranta mila dollari annui, che aiuterebbe a finanziare le scuole pubbliche.
A sostegno delle proposte referendarie il democratico californiano Ro Khanna, che durante l’estate ha guidato, insieme al repubblicano Thomas Massie, la proposta per il rilascio degli Epstein Files. A sorpresa, perché Khanna è sempre risultato molto vicino alle istanze provenienti dall’universo tech, oltre ad essere conoscente di lunga data di Elon Musk. Per il Governatore, il sostegno di Khanna alle proposte non ha fatto altro che esacerbare un dilemma: sostenere le proposte e galvanizzare i sindacati, categorie storicamente alla base delle coalizioni elettorali democratiche a partire da Roosevelt, oppure rigettare pubblicamente gli aumenti alle tasse, al fine di fermare sul nascere quello che sarebbe sicuramente il centro di un’eventuale campagna elettorale nel 2028. Newsom ha scelto quest’ultima.
In un’intervista rilasciata a Politico, l’attuale frontrunner delle primarie democratiche ha dichiarato la propria opposizione alla proposta, segnalando come il rischio di avere un effetto avverso di fuga dei capitali sia presente e imminente. Il principale problema che dovrà affrontare in quelli che saranno gli ultimi mesi alla guida di uno Stato che, preso da solo, sarebbe la quarta economia mondiale riguarderà proprio l’equilibrio dei conti pubblici, cercando di bilanciare gli interessi dei “Big Business” e delle industrie tech della Silicon Valley con le pressioni provenienti dalla classe media e dai sindacati. In altri termini, Newsom dovrà capire come alzare qualche tassa senza scontentare troppo i titani del tech con cui intrattiene da lungo tempo delle relazioni politiche, e che potrebbero finanziare generosamente la sua campagna nelle primarie democratiche, oppure trovare qualche spesa da tagliare senza scontentare eccessivamente sindacati rumorosi e partecipati.
Nel frattempo, sarà importante dimostrare successi su diverse aree: dall’housing, passando per le auto elettriche, per le quali sono previsti circa duecento milioni di dollari di incentivi nella proposta di bilancio presentata poco fa, fino al problema dei senzatetto, rispetto al quale Newsom ha mostrato numeri in calo rispetto allo scorso anno, ma comunque in crescita in termini assoluti rispetto all’inizio del suo mandato nel 2019. Il 2026 sarà quindi l’anno in cui Gavin Newsom definirà la sua legacy da Governatore, e l’anno in cui dovrà costruire le basi politiche della sua corsa verso la Casa Bianca, in quella che sarà un percorso con margini strettissimi, in cui gli obiettivi sono due: tenere a bada gli impulsi dei dem californiani, non cedere eccessivamente (e su temi divisivi) alla tentazione di piacere agli elettori repubblicani.
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