Neanche l’appello lanciato un mese fa dalle colonne del Corriere della Sera ha ottenuto un risultato. Gerardo Napoli, 49enne amministratore unico della Napolitrans, azienda di trasporti con sede in provincia di Salerno, aveva raccontato della sua offerta di lavoro da 3mila euro al mese per potenziali autotrasportatori dotati di patente E.

Circa 30 giorni dopo Napoli non è stato invaso da candidatura, per usare un eufemismo. “Magari”, è infatti il commento dell’imprenditore, che ammette di essere riuscito ad assumere circa 30 assunzioni sui 60 che cercava per rinforzare il suo organico.

“La carenza di manodopera resta, bisogna studiare un sistema che favorisca l’ingresso dei futuri autotrasportatori mentre stanno studiando per la patente”, spiega al Corriere il titolare della Napolitrans.

Un problema di tempi e costi: per ottenere la patente E serve un percorso di studi di circa sei mesi, oltre a circa 6mila euro di ‘investimento’. Per questo Napoli aveva proposto già un mese fa di favorire l’ingresso di extracomunitari in Italia con questo tipo di patente. “Ci sono tanti ucraini e kazaki pronti a fare questo mestiere”, spiegava l’imprenditore. Una ricerca all’estero non motivata da questioni economiche, ovvero da stipendi più bassi: “Qui li impieghiamo con il contratto italiano della logistica. Sul piano dei costi per noi non cambia niente“, precisava Napoli.

Un allarme confermato dai numeri diffusi dall’Anita, l’associazione degli autotrasportatori aderenti a Confindustria: in Italia sono circa 20mila i posti vacanti nel settore. Come Napoli la pensa Claudio Carrano, titolare di Infogestweb, società che ha inventato Golia, piattaforma di servizi che consente di gestire le flotte e, in particolare, di monitorare il tempo passato al volante perché sia in linea con la direttive Ue. “Affidarsi ad autisti stranieri può essere una soluzione solo in emergenza — spiega al Corriere —. Non dimentichiamo che la conoscenza della lingua è fondamentale. Oggi per fare il camionista servono conoscenze in diversi campi, dal digitale alle normative sulla consegna e conservazione delle merci. L’accesso dovrebbe avvenire con un diploma, non soltanto con la terza media come oggi”.

Carrano sottolinea inoltre come nel mercato italiano siano ancora poche le donne impiegate nel settore: “In Svezia sono il 23% da noi il 2%. Per guidare un camion non servono i muscoli ma intelligenza e prudenza”.

Redazione