C’è penuria di camionisti in Italia. Una mancanza che dura da anni e accentuata dalla ripartenza dell’economia dopo lo stallo per la crisi causata dall’emergenza coronavirus. Molte catene di forniture sono state colte impreparate e le associazioni di autotrasporto hanno optato per una richiesta drastica: l’immediata assunzione di un numero maggiore di camionisti provenienti dall’estero e l’avvio di politiche attive per risolvere la crisi ed evitare stalli nel settore in futuro.

Il caso, tutto aperto e tutto da risolvere, è stato affrontato in un articolo molto accurato di Claudio Del Frate su Il Corriere della Sera. I numeri: per la direttrice di Anita, l’Associazione Nazionale Imprese di Autotrasporto, Giuseppina della Pepa mancano all’appello circa  5.000 autisti. La stessa sigla però a Il Sole24Ore ha espresso una previsione di 17mila nuovi guidatori da assumere nei prossimi due anni. Mica bruscolini.

Il Presidente di Anita Thomas Baumgartner ha sintetizzato esaurientemente, in poche righe, le ragioni di questa situazione nel settore: “L’aumento della domanda di trasporto che arriva dal mondo produttivo, l’esigenza di coniugare tempi di consegna sempre più stretti con il prioritario rispetto delle norme di sicurezza della circolazione, le inefficienze del sistema distributivo con insopportabili aumenti dei tempi attesa allo scarico e uno stato delle infrastrutture oggettivamente complesso che a sua volta genera un aumento dei tempi di consegna delle merci sta creando una miscela esplosiva, amplificata dalla mancanza di autisti”.

A tutto questo va aggiunto la situazione dei salari – un punto naturalmente affatto trascurabile – che in Italia sono al di sotto di altri Paesi Europei. La media è di 1.750 euro (con forti oscillazioni tra 1.300 e 2.900 a seconda di esperienza e responsabilità) mentre in Germania è di 2.150 e in Svizzera di 4.500.

Alla luce di questa situazione, praticamente emergenziale, l’associazione ha chiesto al governo di inserire nel prossimo decreto una quota riservata agli autisti per favorire il reclutamento di immigrati – non la soluzione, ma sicuramente un “contributo positivo” – e di attivare politiche del lavoro per riqualificazione e formazione di personale. Quello che si vorrebbe scongiurare e prevenire sono le scene che si vedono in questi giorni in Regno Unito – anche se non solo per la mancanza di guidatori di mezzi pesanti  – con gli scaffali dei supermercati vuoti.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.