La gigantesca nave container Ever Given resta arenata per il quinto giorno consecutivo nel Canale di Suez e con lei è ancora bloccato il Canale, una delle vie di trasporto commerciale più usate al mondo. Nonostante i nuovi tentativi di sabato, il presidente dell’Authority del Canale di Suez, Osama Rabie, ha annunciato che non è possibile prevedere quando l’imbarcazione verrà sbloccata.

Quanto alle cause, il numero uno dell’Authority ha chiarito che i forti venti “non sono stati l’unica causa” per cui il cargo si è arenato martedì: non si possono escludere l’errore umano o tecnico ma sull’incidente è in corso un’inchiesta, ha precisato. Smentendo di fatto quanto dichiarato venerdì dal manager tecnico della nave, Bernhard Schulte Shipmanagement, secondo cui indagini iniziali indicavano come motivazione proprio i forti venti. Si era parlato anche di una tempesta di sabbia, che avrebbe ridotto la visibilità. La massiccia Ever Given, battente bandiera di Panama, trasportava un carico dall’Asia all’Europa.

È rimasta incastrata in un tratto del canale in cui si può transitare in una sola direzione, 6 chilometri a nord dell’ingresso meridionale, vicino alla città di Suez. Un incidente che ha imposto un duro colpo a spedizioni e commercio a livello globale, visto che dai 193 chilometri del Canale di Suez passa il 12% del commercio mondiale: nei cinque giorni di blocco, l’ingorgo è salito a oltre 320 navi in attesa da entrambe le parti del Canale di Suez e nei Laghi amari, nel mezzo del canale. Una ditta di recupero olandese, Boskalis, sta provando a disincagliare l’imbarcazione con rimorchiatori e draghe, approfittando delle maree.

Rabei si è detto fiducioso che le operazioni possano consentire di liberare la nave senza dover ricorrere a rimuovere tutto il suo carico, ma ha aggiunto che “siamo in una situazione difficile”. “È un brutto incidente”, ha aggiunto. Parlando venerdì sera, il ceo di Boskalis, Peter Berdowski, ha spiegato che la società spera di riuscire a sbloccare la Ever Given dalla sabbia nel giro di alcuni giorni usando una combinazione di rimorchiatori, dragaggio (cioè lo scavo) e alte maree. La società giapponese proprietaria della nave, Shoei Kisen, ha fatto sapere che valuta la rimozione dei container se gli altri sforzi per disincagliare la nave dovessero fallire.

In quel caso le tempistiche si allungherebbero ulteriormente. Una chiusura prolungata del Canale di Suez potrebbe causare ritardi nella catena di spedizioni globali e lo stop potrebbe avere effetti sugli invii di petrolio e gas dal Medioriente all’Europa. L’anno scorso, secondo i dati ufficiali, dal canale sono transitate circa 19mila imbarcazioni. Resta poco chiaro non solo quanto possa durare il blocco, ma anche i suoi eventuali effetti: anche dopo la riapertura del Canale che collega le fabbriche dell’Asia ai consumatori in Europa, i container in attesa arriverebbero probabilmente in porti affollati, il che porterebbe a ulteriori ritardi per le operazioni di scarico. (Fonte:LaPresse)