Non ce l’ha fatta Aurora, la bambina di due anni, unica superstite della strage familiare che si è verificata lunedì a Carignano, nel torinese.
Era ricoverata al Regina Margherita di Torino. Apparsa subito in condizioni gravissime, la piccola si è spenta oggi per morte cerebrale. Il decesso dovrebbe essere dichiarato in serata: queste ore sono quelle di osservazione necessarie prima di constatare la morte. Una tragica strage cancella così una famiglia intera, di quattro persone.

È successo tutto nella notte tra domenica e lunedì. Alberto Accastello, 40 anni, poco prima dell’alba, ha sparato alla moglie Barbara Gargano, 38 anni, e ai figli. Questi, gemelli, entrambi di due anni appena, stavano dormendo nella culla. L’uomo ha sparato ai bambini e poi con la stessa pistola ha ucciso il cane. Poi con un colpo alle tempie si è tolto la vita. Una carneficina. L’unica a essere trovata ancora in vita dai soccorritori è stata proprio Aurora, trasportata in condizioni gravissime al Regina Margherita. Dopo due giorni, la piccola non ce l’ha fatta.

Accastello faceva l’operaio in una ditta specializzata nell’essiccazione di cereali. La moglie lavorava in un centro commerciale. Il rapporto tra i due era ormai compromesso: si stavano separando e proprio il giorno della strage la donna, secondo quanto riportato dalle agenzie, aveva deciso di lasciare l’abitazione. Prima di uccidersi l’uomo ha telefonato al fratello annunciando le sue intenzioni. Quest’ultimo ha avvisato i carabinieri che una volta sul posto hanno forzato la porta d’ingresso. Il 40enne era ancora vivo al momento dell’irruzione delle forze dell’ordine. È morto poco dopo.

 

LA MINISTRA – “Ci ha da poco raggiunto la notizia che la piccola Aurora non ce l’ha fatta. È un dolore senza fine, una violenza che nega ogni ragione. Eppure in questi giorni, tra le notizie che raccontavano quanto accaduto a Carignano, è stato scritto che ‘alla base della tragedia’ ci sarebbero stati ‘i continui litigi tra la coppia, che negli ultimi tempi erano diventati più frequenti'”, ha scritto su Facebook la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti. “Sottesa a parole come queste – scrive – c’è una grande bugia da smascherare. Non è mai vero e non è accettabile che si dica ancora che i litigi di coppia possano essere la base della violenza. E di una violenza estrema. Sarebbe come dire che c’è una corresponsabilità delle vittime nella violenza che subiscono. Non è accettabile che si dica che alla base di un femminicidio ci siano litigi o troppo amore. Non lo è per Barbara e per i suoi figli, non lo è stato per Daniela, che ha perso Elena e Diego quest’estate. E non lo è per nessuna delle vittime di violenza e di femminicidio che abbiamo contato e continuiamo a contare, e a cui noi dobbiamo giustizia. Penso che la giustizia passi anche dalle parole. La verità della storia, di ogni storia di violenza, è che la violenza non ha ragioni e non ha giustificazioni. Il lavoro che tutti, tutti dobbiamo fare per sostenere le donne, parte anche da qui. I fondi sono necessari, l’impegno delle istituzioni è necessario. Ma c’è una cultura che deve cambiare, e la cultura cambia già a partire dalle parole, che danno forma al mondo e al nostro modo di stare insieme”.