Presidente Conte,
ti scrivo dal mio editoriale di terza pagina, da direttore de Il Riformista Economia, settimanale che uscirà tutti i lunedì, a partire da questo 21 settembre. Ti scrivo perché penso tu sia, oggi, il mio interlocutore principale, il destinatario principe di questa fatica giornalistica nuova e, spero, innovativa. Ti scrivo perché tu sei il mio presidente del Consiglio, mio e di tutti gli italiani. Ti scrivo perché negli oltre due anni dei tuoi governi ho avuto modo di interloquire con te, in Parlamento, a volte con toni duri, ma anche riconoscendo, sempre, quello che avevi fatto o che stavi facendo. Ti scrivo perché, anche dal Riformista, ho criticato la tua politica economica, la tua strategia di intervento solo sul lato della domanda e non da quello, ben più rilevante, dell’offerta: in altri termini, non solo bonus, ammortizzatori sociali e assistenzialismo, ma soprattutto investimenti, materiali e immateriali, per far ripartire la produzione e le imprese.

Insomma, rimettere in moto la locomotiva Italia. Hai predisposto, dall’inizio della pandemia, cinque decreti per oltre 100 miliardi di euro di nuovo deficit, con centinaia di provvedimenti attuativi ancora appesi e, quindi, che rendono dubbia e bloccata l’effettività delle decisioni assunte, buone o cattive che esse fossero. Molto probabilmente, dei 100 miliardi, è stata già spesa solo una parte (e nessuno sa quanto). Ho criticato l’opacità, la mancanza di trasparenza, il rincorrere la crisi e non anticiparla. Mi rivolgo a te perché non solo voglio presentarti questo settimanale, ma per chiederti un piccolo sacrificio: di leggere i suoi editoriali, i suoi articoli, ma soprattutto di cogliere il senso della nostra filosofia, quella del Riformista, quotidiano liberale, garantista e radicale nel suo essere plurale.

Vedrai, non c’è nulla di parte, di ideologico o di fazioso, ma solo la volontà di mettere insieme tanti punti di vista, tante culture ed esperienze. A partire dal professor Sabino Cassese, che apre questo giornale, con la sua lucida e cartesiana visione delle regole del gioco; a Marco Bentivogli, sensibilità pragmatica, ma con una visione di quello che sta avvenendo in Europa; l’analisi, eccezionale anch’essa, di Pier Carlo Padoan, che mette insieme scienza ed esperienza di Governo; la cultura economica di Giovanni Tria, intrisa di amarezza, ma sempre con la speranza che le riforme si possono e si devono fare. Per citare i miei compagni di viaggio della direzione scientifica del giornale. E ancora, gli straordinari saggi di questo primo numero, di Mario Baldassarri, di Enrico Giovannini, di Franco Debenedetti, di Angelo Maria Petroni, di Carlo Altomonte e di Fabio Pammolli. Mi piacerebbe che tu prendessi l’abitudine di leggerci, per non essere solo quando prenderai le tue decisioni. Come ti ho già detto, sorridendo un po’, per non “ballare da solo”, perché tu possa trarne giovamento. Magari rispondendoci.

Sarebbe un grande regalo a noi e al Paese. Un Paese bellissimo, pieno di intelligenze, di volontà di fare, di buonsenso, di donne e uomini di valore. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ti ha chiesto di improntare la tua azione di governo alla coesione e alla condivisione, di avere nel Parlamento un punto di riferimento fondamentale. Di ascoltare la società civile, i corpi intermedi. Di parlare con il mondo del lavoro. Tutto questo sinora o non è avvenuto o si è realizzato in misura troppo limitata. Oggi, finita l’emergenza, fare da soli non basta più. L’occasione del dialogo con l’Europa, e i suoi 300 miliardi per la ripartenza, richiedono una grande capacità di interlocuzione, la più ampia, la più onesta e la più seria possibile. Noi de Il Riformista Economia vogliamo aiutarti a fare questo, attraverso la costruzione di un laboratorio di idee, di proposte, di confronti nel Paese e per il Paese. Noi crediamo che i prossimi anni rappresentino una grande occasione per le riforme e la ricostruzione dell’Italia. Occasione che non va sprecata. Non possiamo fallire. Da una parte sola: dalla parte degli italiani, di oggi e soprattutto di domani.