Il Gip Gaspare Sturzo si è rifiutato di accogliere la richiesta dei Pm romani di archiviare l’inchiesta Consip. Ha imposto ai Pm di indagare ancora, di cercare ancora, di scandagliare bene e di vedere se non si trova qualcosa a carico degli indiziati. Qual è l’obiettivo? A occhio, Renzi. Il gip Sturzo naturalmente è un magistrato, non è un politico – anche se in passato ha partecipato come candidato ad una consultazione elettorale, ma queste son cose che succedono – e tuttavia l’impressione netta è che in questa vicenda dell’inchiesta Consip, avviata e sostenuta soprattutto dal Fatto di Travaglio e poi proseguita dalla magistratura, la politica c’entri molto e il diritto pochino pochino.

Siccome personalmente conosco un solo imputato, e cioè Alfredo Romeo, che è l’editore di questo giornale, ho dato un’occhiata alle carte con le quali il dottor Sturzo ha motivato la sua richiesta di nuove indagini, e ha rifiutato l’archiviazione, cercando soprattutto i passaggi riferiti ad Alfredo Romeo. E pur non essendo io un avvocato, sono rimasto basito dal litigio tra giurisprudenza e logica. Penso che persino Travaglio, se desse un’occhiata alle carte, né resterebbe stupito, e magari darebbe l’ordine di archiviare…
Ora trascrivo qui di seguito alcune righe dell’interrogatorio dell’ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. E’ una trascrizione letterale. Prima spiego un attimo la situazione, per chi leggesse per la prima volta.

L’inchiesta si fonda tutta sul fatto che Luigi Marroni sostiene di avere ricevuto delle pressioni illecite per favorire due aziende che concorrevano ad alcune gare indette da Consip per ottenere robusti appalti. Marroni avrebbe ricevuto queste pressioni da Carlo Russo, persona che sosteneva di essere amica di Tiziano Renzi (e per il quale i Pm hanno chiesto rinvio a giudizio per millantato credito). Le gare in questione erano 18. Alfredo Romeo ha partecipato a quattro di queste 18 gare e ne ha vinte tre. Tre appalti con un fatturato molto alto: circa 800 milioni. Dopo l’apertura dell’inchiesta questi appalti gli sono stati revocati e la azienda di Romeo ha subìto un danno economico che potete calcolare da soli. Danno meritato, si capisce, se davvero Alfredo Romeo ha truccato gli appalti facendo pressioni su Marroni attraverso Carlo Russo o altri. Altrimenti siamo di fronte a una clamorosa ingiustizia e ad una violazione gigantesca della libera economia.

Ecco, a questo punto vediamo quali sono le prove di accusa contro Romeo. Diciamo che la prova di accusa è la deposizione di Marroni, perché è lui che sarebbe stato costretto a favorire le due aziende. Una di queste aziende, viene detto in diversi passaggi dell’interrogatorio, è la Cofely, legata Denis Verdini, e a favore della quale, secondo Marroni, sarebbe intervenuto, a nome di Verdini, l’ex deputato Ignazio Abrignani. Marroni racconta anche di conoscere bene Verdini perché il figlio di Verdini e il figlio della compagna di Marroni gestiscono insieme un ristorante. Ma se una delle due aziende è la Cofely, e questo è accertato, perchè Sturzo immagina che l’altra sia quella di Romeo? Per via della deposizione di Marroni, spiega nella richiesta di ulteriori indagini. E allora leggiamo la trascrizione delle domande dei Pm Mario Palazzi e Giuseppe Pignatone (sì, proprio lui, il Procuratore di Roma in persona) a Marroni su Romeo.

Dottor Palazzi: qual è il nome di questa seconda azienda (oltre la Cofely, ndr)?
Marroni: non lo ricordo.
Dottor Palazzi: Russo fece mai riferimento a Romeo, alle società di Romeo?
Marroni: no.
Dottor Palazzi: cioè, nessuna conversazione con Russo viene associata in qualche modo a un ricordo di una discussione con Romeo?
Marroni: a meno che Romeo non fosse in quella famosa società che lei…
Dottor Pignatone: la società di Romeo si chiama Romeo Gestioni.
Dottor Palazzi: Romeo Gestioni?
Marroni: no, non mi disse delle aziende di Romeo.
Dottor Palazzi: comunque lì non associa nessun…
Marroni: non fu associata.
Dottor Pignatone: immagino che lei sapesse che esiste un gruppo Romeo
Marroni: Lo sapevo.
Dottor Palazzi: allora durante gli incontri con Carlo Russo non si fece mai il nome di Romeo. Le parlava solo di quella società di cui non ricorda il nome. E’ così?
Marroni: sì.

Avete letto bene? Ecco, anche Sturzo deve aver letto, perché ha allegato questi atti alla richiesta ai Pm di proseguire le indagini sul conto di Romeo. Sturzo, leggendo le dichiarazioni di Maroni che dice Romeo non c’entra niente, ha capito che Romeo c’entra.
Esisteva una volta la logica formale. Ed esisteva la giurisprudenza. In alcuni palazzi di giustizia queste due categorie dello spirito sono considerate incompatibili…

P.S. Una domanda anche al ministro Gualtieri. Ma a questo punto, alla luce del quadro che fa il dottor Sturzo, di gigantesca turbativa delle gare Consip (turbativa che oltretutto fu denunciata proprio da Romeo in due esposti dell’aprile 2016) non sarebbe il caso quantomeno di annullare le diciotto gare Consip incriminate, e magari di rifarle, assicurandosi che nessuno sia raccomandato? Del resto è proprio questa la richiesta che fu avanzata un anno fa in una interrogazione parlamentare dell’on Margiotta, del partito democratico.