In Russia ci sono migliaia di “piccoli Putin” che prendono iniziative cercando di interpretare cosa piacerebbe al capo. Lo fanno per far carriera, per far soldi o per sentirsi parte della élite associata al potere. Spesso sono utili al Cremlino, anche perché non hanno bisogno di ordini diretti: basta un vago suggerimento, l’allusione di qualcuno che conta. Altre volte mettono in serio imbarazzo il Presidente. Alcuni sono veri e propri “imprenditori politici”. Altri, a livelli più bassi sono «conformisti aggressivi», secondo una definizione del “putinologo”di punta del think tank Carnegie di Mosca Andrei Kolesnikov. E il riferimento è proprio al personaggio di Marcello Clerici/Jean Louis Trintignant nel film di Bernardo Bertolucci tratto da Moravia. Ammesso che di attentato si tratti, quello contro il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny con ogni probabilità non è stato ordinato direttamente da Vladimir Putin. «Non sarebbe proprio il momento ideale: il Presidente ha bisogno di Navalny per motivi di propaganda», dice al Riformista Kolesnikov: gli spin doctor del Cremlino «credono fermamente nella necessità di un nemico interno da additare come quinta colonna di presunti nemici esterni». Ma se Navalny è stato avvelenato e non è stato il Cremlino, c’ è da chiedersi cosa effettivamente controlli l’ufficio della Presidenza in un Paese dove l’assassinio delle maggiori personalità dell’opposizione, da Boris Nemtsov a Alexei Navalny, può essere ordinato impunemente. Nel caso certo, quello di Nemtsov, ucciso con quattro colpi di pistola alle spalle cinque anni e mezzo fa a 100 metri dal Cremlino, Putin si arrabbiò. Secondo il suo ex consigliere Gleb Pavlovsky, lo zar era «stupito che gli avessero ammazzato il nemico sotto il naso». Per diversi giorni evitò ogni apparizione pubblica. Condannò il delitto e fece perseguire i presunti esecutori materiali, che oggi sono in galera. Il mandante però non è mai stato cercato, Secondo i collaboratori di Nemtsov a dare l’ordine fu il leader ceceno Ramzan Kadirov, fedelissimo di Putin e praticamente intoccabile. Uno dei killer condannati era il capo delle sue guardie del corpo. Nessuno dell’entourage di Kadirov è mai stato interrogato.

Alexei Navalny con le sue inchieste sulla corruzione ha pestato i piedi ai potenti. Dal capo della guardia nazionale Viktor Zolotov, che una volta ha pubblicamente promesso di ridurlo «come una bistecca al sangue», a Yevgeny Prigozhin, l’uomo d’affari amico di Putin collegato ai mercenari della Wagner e ai troll che inondano il web di fake news pro-Cremlino. Di personaggi che hanno voglia di vendetta ce ne sono parecchi. Lo zar era in grado di fermarli se avessero voluto passare ai fatti? O sono intoccabili come Kadirov? Il problema non è tanto se sia o meno Putin in persona a ordinare assassinii politici, quanto che il regime garantisce libertà di azione e impunità agli “imprenditori politici” e a volte ai “conformisti aggressivi”. Soprattutto se gli uni e gli altri sono vicini ai servizi di sicurezza. La responsabilità è comunque di chi ha creato questa atmosfera di odio e di incertezza del diritto. Ovvero, di Vladimir Putin. Ci sono molti luoghi comuni di cui sarebbe bene far piazza pulita, quando si parla del presidente russo. Tra questi, uno è che abbia creato una ferrea “verticale del potere”. Falso: il potere nella Russia di Putin è definito dai rapporti personali e non dalle cariche, e non è detto che ai livelli più alti sia più efficace. Altro luogo comune: Putin è un ex Kgb permeato della mentalità del grande spionaggio. Non è così: è stato poco più di un oscuro funzionario, nel servizio. È vero invece che fin da giovanissimo ha avuto il mito del Kgb, e di Max Stierlitz – il James Bond sovietico. È vero che la prima cosa che fa ogni giorno, dopo una nuotata in piscina, è leggere o ascoltare i briefing dei servizi, e che tende a prenderli per buoni. Ed è vero che uomini dei servizi hanno immediatamente circondato Alexei Navalny nell’ospedale di Omsk. Uno era vicino a Navalny anche mentre il leader anti-Putin beveva una tazza di tè prima di prendere l’aereo per Mosca. Le foto sono su Instagram.