La paura, come ribadito da familiari e amici, è che quello di Mario Paciolla diventi un secondo caso Regeni. Il cooperante napoletano è stato trovato morto in circostanze ancora da chiarire lo scorso 15 luglio in Colombia. Svolgeva mansioni di osservatore per l’Onu in un’area di reinserimento e formazione di ex guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) a San Vicente del Caguan. Sul caso è intervenuto in un question time in Senato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

“Non risparmieremo alcuno sforzo per fare luce su questa tragica vicenda, c’è il massimo impegno da parte mia e della Farnesina” per scoprire la verità su quanto accaduto a un “giovane brillante impegnato in missione molto delicata”. Il ministro ha ricordato che “sin dall’inizio abbiamo seguito con la massima attenzione” il caso. “La nostra ambasciata si è messa in contatto con le autorità colombiane ed i familiari e la Farnesina incoraggia l’Onu a fare il massimo”, ha aggiunto. “Le indagini della polizia locale sono in corso e le autorità colombiane hanno assicurato che il caso è di assoluta priorità anche per loro. È seguito al più alto livello, con un alto procuratore, un magistrato specializzato, un team forense speciale e investigatori esperti per giungere alla verità quanto prima”, ha spiegato di Maio. Quanto all’autopsia, “attendiamo il risultato”, ed il rimpatrio della salma avverrà”domani”, ha aggiunto il ministro.

La prima ipotesi avanzata era stata quella del suicidio. Ma il fatto che il 33enne avesse comprato un biglietto di ritorno per Napoli e alcune ferite sul cadavere ritrovato impiccato – tagli sui polsi – hanno sollevato numerosi dubbi. La salma è attesa dunque domani in Italia. Ancora sconosciuti i risultati dell’autopsia.

IL RICORDO – El Espectador intanto ha pubblicato la lettera di Claudia Julieta Dunque, giornalista investigativa che lavora come corrispondente per Radio Nizkor in Colombia. “Non erano passate 24 ore dalla consegna dell’ultimo dossier della Misión de Verificación delle Nazioni Unite in Colombia, quando una delle tue colleghe ti ha trovato morto, amico mio poeta e giornalista, nella tua casa a San Vicente del Caguan. Quel rapporto doveva contenere le tue considerazioni come volontario”, attacca il testo. “L’ipotesi del suicidio è inverosimile per noi che abbiamo conosciuto la tua vitalità, il tuo sorriso ed anche le tue critiche alla Missione delle Nazioni Unite, come quando quella volta che un collega si era ammalato di dengue e il tempo passava senza che venisse trasportato in un’altra città per ricevere le cure mediche adeguate”.

“Anche se il tuo contratto con la Missione dell’Onu scadeva il 20 agosto, qualcosa è successo il 10 luglio. Quel giorno hai avuto un forte dibattito coi tuoi capi, come poi hai raccontato a tua madre, Anna Motta, mentre le dicevi di aver anticipato il tuo viaggio. Ti sentivi schifato. Negli ultimi giorni avevi insistito sul fatto che per te non era sicuro rimanere in Colombia né nella Missione”. Nella lettera la giornalista riferisce come “durante una riunione informale a Florencia – capoluogo del Caquetà, dove opera l’Ufficio Regionale della Missione ONU” Paciolla sia stato accusato di essere una spia. La lettera fa riferimento a contrasti interni con l’organizzazione. Il senatore napoletano Sandro Ruotolo ha presentato una interrogazione urgente insieme ai parlamentari Loredana De Petris e Vasco Errani sul caso Paciolla.