Il caso della tennista Peng Shuai si è trasformato in uno scontro diplomatico. Nella giornata di ieri, il numero uno della Women’s Tennis Association, ha annunciato l’immediata sospensione di tutti i tornei in Cina e Hong Kong per via della poca chiarezza sulle sorti della tennista, che a inizio novembre ha denunciato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte dell’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli.

“Da allora, il messaggio di Peng è stato rimosso da Internet e la discussione su questo importante problema è stata censurata”, si legge nella nota diffusa ieri dall’Associazione internazionale del tennis femminile . “Ai funzionari cinesi è stata offerta l’opportunità di dimostrare in modo verificabile che Peng fosse libera e in grado di parlare senza interferenze o intimidazioni”, nonché di “indagare sull’accusa di violenza sessuale in modo completo, equo e trasparente”.

Ma, avverte Simon, Pechino non ha affrontato la questione in modo “serio e credibile” e anche se “ora sappiamo dove si trova Peng, ho seri dubbi che sia libera, al sicuro e non soggetta a censura, coercizione e intimidazione”. Simon si è detto preoccupato per i rischi che potrebbero correre le atlete nel Paese: “Dato lo stato attuale delle cose, sono anche molto preoccupato per i rischi che tutti i nostri giocatori e il personale potrebbero affrontare se dovessimo organizzare eventi in Cina nel 2022”.

La WTA, che nell’ultimo decennio ha fatto ingenti investimenti nel mercato cinese, non tiene eventi nel Paese dai tempi della pandemia di Covid. Ma nella stagione 2019 la Cina ha ospitato nove tornei, comprese le finali WTA di fine stagione, con un totale di 30,4 milioni di dollari di premi in denaro, una parte significativa delle entrate della WTA.

La WTA è stata una delle prime associazioni sportive internazionali a mettere in discussione il benessere di Peng. Le altre stelle del tennis, da Naomi Osaka a Serena Williams, hanno twittato in solidarietà con Peng usando l’hashtag #WhereIsPengShuai. Anche il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic ha dato il suo “pieno sostegno” alla decisione della Wta di sospendere i suoi tornei in Cina.

Dura condanna invece da parte di Pechino. A 24 ore di distanza dalla nota diffusa da Simon, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, è intervenuto sul caso e ha invocato l’indipendenza dello sport dagli affari politici.

La Cina ha attaccato il boicottaggio della Women’s Tennis Association in risposta al trattamento di Peng Shuai, soprattutto a fronte di un secondo contatto video tra il Comitato Olimpico Internazionale e la tennista cinese, dove “è sembrata stare bene e al sicuro, data la situazione difficile in cui si trova”.

Non sono stati forniti dettagli della conversazione, ma, secondo quanto reso noto dal Cio, è in programma a breve un incontro con Peng Shuai.”Le abbiamo offerto un ampio supporto, resteremo in contatto con lei e abbiamo già concordato un incontro di persona a gennaio”.

Il Cio, in una nota, ha anche respinto le accuse di compiacenza con la Cina: “Condividiamo la stessa preoccupazione di molte altre persone e organizzazioni per il benessere e la sicurezza di Peng Shuai”, ma “abbiamo optato per un approccio molto umano e centrato sulla persona”, ha sottolineato l’ente olimpico.

Redazione