Ci sono moltissime cose in comune tra il coronavirus e il Nipah, altro virus di origine animale che fa paura e che preoccupa gli scienziati. Come se non fossero abbastanza gli oltre due milioni di morti causati dalla pandemia da coronavirus. Ed è proprio perché era stata ampiamente pronosticata la pericolosità di un’epidemia mondiale, anche nelle dimensioni di un mondo globalizzato, e quindi ipotizzata per vastità e gravità, che occorre informare su altre situazioni a rischio. Prima di gridare all’allarmismo meglio ricordare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) rinnova continuamente la sua lista di patogeni che potrebbero diventare delle emergenze di salute pubblica. Nipah, quindi, che cos’è?

La genesi è simile anch’essa a quella del coronavirus. L’Asia è il continente sotto osservazione: ci vive il 60% della popolazione Mondiale, tra a Asia e Pacifico, dove tra l’altro è in corso una rapida urbanizzazione. La Banca Mondiale stima in 200 milioni le persone che tra il 2000 e il 2010 si sono trasferite in Asia Orientale. Una rapidissima urbanizzazione. Il virus della covid-19 è sorto in primis in Cina, nella città focolaio di Wuhan, nei wetmarket – a dispetto delle teorie senza alcuna dimostrazione che tirano in ballo laboratori o complotti vari. Il Nipah è un’infezione virale e si è presentata per la prima volta nel villaggio di Sungai Nipah, in Malesia. La malattia è stata identificata per la prima volta nel 1998, il virus isolato nel 1999.

Niente di nuovo insomma: il film Contagion del 2011 – e citato spesso nella prima fase della pandemia da coronavirus – era ispirato proprio al Nipa; un altro film del 2019, Malayalam Virus, è stato ispirato sull’epidemia di Nipah nel Kerala indiano del 2018 – morirono 17 persone. “C’è grande preoccupazione perché non esiste un trattamento e questo virus ha un alto tasso di mortalità”, ha commentato a Bbc Supaporn Wacharapluesadee del Centro di Scienze e Malattie Infettive emergenti della Croce Rossa tailandese di Bangkok. La professoressa ha fatto parte negli ultimi 10 anni di Predict, un progetto mondiale per rintracciare e contenere malattie che possono passare dagli animali agli esseri umani. Il tasso di mortalità è compreso tra il 40% e il 75%. Non esiste un vaccino.

Le ragioni della diffusione del virus sono le stesse del Sars-Cov-2, ovvero la crescita della popolazione umana e l’aumento del contatto tra persone e animali selvatici. Si tratta di un virus che nasce nelle Regioni tropicali che hanno una ricca varietà di biodiversità. Può presentare sintomi come febbre, tosse, mal di testa, encefalite, respiro corto. Le complicazioni possono portare all’infiammazione del cervello, a convulsioni, al coma. Ci sono varie ragioni, per l’esperta, che rendono il Nipa così pericoloso. Il periodo di incubazione, che può arrivare a 45 giorni; la possibilità di contagiare un’ampia gamma di animali; le probabilità di contagio diretto o attraverso il consumo di alimenti contaminati.

Gli ospiti naturali del Nipah sono i pipistrelli della frutta – altro punto di contatto con il coronavirus. Il virus si propaga attraverso il contatto diretto con una fonte infetta. Anche i suini possono essere infettati. Si tratta quindi di zoonosi anche in questo caso, ovvero di malattia infettiva che può passare dall’animale agli esseri umani. “La propagazione di questi patogeni e il rischio di trasmissione accelerano con la trasformazioni nello sfruttamento della terra come la deforestazione, l’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva”, hanno scritto gli autori di uno studio del 2020 dell’Università di Exeter sulle malattie zoonotiche emergenti, Rebekah J. White e Orly Razgour.asia

Vito Califano