È un altro colpo di scena, un nome che è una scoperta anche per tanti lettori – lettori forti – appassionati di letteratura che oggi aspettavano il nome del nuovo laureato del Premio Nobel e che inevitabilmente si sono ritrovati a cercare su Google questo nome. Abdulrazak Gurnah, nato in Tanzania e cresciuto e vissuto ne Regno Unito, è il nuovo laureato dell’Accademia di Stoccolma. Una scelta in qualche modo politica che ancora una volta nega il riconoscimento ai sempre vari e favoritissimi Don DeLillo o Milan Kundera o Margaret Atwood. La motivazione cita “la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”.

L’anno scorso più o meno la stessa reazione era avvenuta per il premio alla poetessa canadese Louise Gluck. Gurnah è invece un romanziere, ne ha pubblicati dieci oltre a una serie di racconti. Il tema dei rifugiati attraversa tutto il suo lavoro. Eclettico, specializzato nella delusione del lettore che anela il lieto fine o almeno un congedo conforme al genere. I suoi personaggi sono quasi sempre in viaggio, itineranti, in un silenzio protettore e protesi verso una vita in divenire e che si apre a partire dal ricordo.

La vita di Gurnah

Il laureato è nato nel 1948 ed è cresciuto sull’isola di Zanzibar nell’Oceano Indiano. Arrivò in Inghilterra da rifugiato alla fine degli anni ’60. Gurnah faceva parte del gruppo etnico arabo che dopo la caduta del dominio coloniale britannico nel 1963 e l’arrivo al potere del Presidente Abeid Karume fu vittima di oppressione e persecuzione. Aveva 18 anni e non riuscì a tornare a Zanzibar fino al 1984. Ha studiato principalmente scrittori come Wole Soyinka, Ngugi wa Thiong’o e Salman Rushdie. È stato Professore di Inglese e Letterature Postcoloniali all’Università del Kent a Canterbury.

Cominciò a scrivere a 21 anni in esilio in inglese anche se l’inglese era la sua prima lingua. “La poesia araba e persiana, in particolare Le Mille e una notte, furono per lui una fonte antica e significativa, così come le sure del Corano. Ma la tradizione della lingua inglese – si legge sul sito del Premio Nobel – da Shakespeare a V.S. Naipaul, segnerà soprattutto il suo lavoro. Ciò detto, va sottolineato che rompe consapevolmente le convenzioni, stravolgendo la prospettiva coloniale per evidenziare quella delle popolazioni indigene”.

Desertion, del 2005, è per esempio una storia d’amore in netta contrapposizione con quello da lui definito “romanzo imperiale”. Memory of departure, 1987, parla di una rivolta fallita nel continente africano. In Pilgrims Way, nel 1988, Gurnha esplorò invece la multiforme realtà della vita in esilio. Altri titoli sono Dottie; Paradise, una svolta dello scrittore con un viaggio di ricerca in Africa orientale con riferimenti a Joseph Conrad; Admiring Silence; By the Sea; Desertion alla cui base “c’è la giovinezza di Gurnah a Zanzibar, dove per secoli diverse lingue, culture e religioni sono esistite fianco a fianco ma si sono anche combattute per l’egemonia” e in cui “viene impiegata una tragica passione per illuminare le vaste differenze culturali nell’Africa orientale colonizzata”.

L’ultimo romanzo di Gurnah è Afterlives, pubblicato l’anno scorso, che l’Accademia definisce “magnifico”. Queste le parole con le quali Anders Olsson, presidente del Comitato Nobel, descrive l’opera di Gurnah: “La dedizione di Gurnah alla verità e la sua avversione alla semplificazione sono sorprendenti. Questo può renderlo cupo e intransigente, mentre segue il destino degli individui con grande compassione e impegno inflessibile. I suoi romanzi si ritraggono dalle descrizioni stereotipate e aprono il nostro sguardo su un’Africa orientale culturalmente diversificata, sconosciuta a molti in altre parti del mondo. Nell’universo letterario di Gurnah, tutto sta cambiando: ricordi, nomi, identità. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che il suo progetto non può raggiungere il completamento in alcun senso definitivo”.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.