Conobbi monsignor Mimmo Battaglia, da qualche mese vescovo di Cerreto Sannita, il 16 novembre 2016, a Catanzaro, al Festival d’Autunno. Ero stato invitato a raccontare la mia esperienza di lotta e misericordia come parroco di Scampia. Per lo stesso motivo era stato invitato monsignor Battaglia: raccontare la sua preziosa esperienza e il suo intenso servizio al Centro calabrese di solidarietà. In quella occasione ho avuto la fortuna di conoscere un pastore sensibile, attento alle necessità e ai bisogni degli uomini del nostro tempo considerati da molte parti lo scarto della società. Un pastore con l’odore delle proprie pecore, curvato sull’umanità più provata e sofferente.

Prima di essere nominato vescovo da papa Francesco, ha svolto per 25 anni il ruolo di presidente del Centro calabrese di solidarietà, facendosi promotore di centinaia di progetti a favore degli ultimi della società. Spinto e motivato dal Vangelo, don Mimmo, noto anche per il suo impegno nel sociale, sarà un prezioso punto di riferimento, una guida forte per Napoli e una voce di denuncia per i tanti mali e le tante povertà che affliggono questa umanità partenopea. Mi piace vedere in don Mimmo un vescovo itinerante, tra i vicoli del centro storico e nelle difficili e anonime periferie napoletane, intento ad ascoltare, raggiungere con lo sguardo e con le mani le sofferenze e le difficoltà di tanta parte della popolazione napoletana.

Oltre ad avere un cuore misericordioso, don Mimmo è dotato di una spiccata intelligenza, necessaria per poter offrire risposte utili e intelligenti ai tanti conflitti sociali che affliggono la città, al sempre più devastante problema della disoccupazione e alle tante chiusure di fabbriche e aziende. Troverà una città in ginocchio, offesa dalla malavita e purtroppo rassegnata, anche a causa di una camorra sempre più spietata. Mi piace, a questo punto, ricordare un passo del suo intervento-testimonianza a Catanzaro. Condivise con i presenti un ricordo, rimasto indelebile nella sua memoria e anche nella mia, quando era alla guida del Centro calabrese di solidarietà. Quel ricordo è un volto, quello di Stefano, un ragazzo che un giorno bussò alla porta della struttura e raccontò la sua storia travagliata, fatta di errori, di fragilità, di limiti, di rapporti difficili con la famiglia, in modo particolare con la madre: «Prete, io credo nel tuo Dio, ma quando lo incontrerò, cosa gli racconterò della mia vita? Io sono un ragazzo sieropositivo. Mi puoi aiutare? E sai qual è il mio più grande rammarico? Non aver mai detto “ti voglio bene” a mia madre».

Da quell’incontro con don Mimmo, Stefano si riscattò. Si riconciliò con la madre. «E prima di morire – raccontò ancora don Mimmo – mi disse: “Dillo a tutti i ragazzi che questa vita è bellissima e devono viverla bene, nel migliore dei modi». Questa esperienza ha segnato don Mimmo, per sua stessa ammissione. Per lui «la vocazione è stata sempre segnata da incontri e volti che hanno indirizzato la sua vita circa le scelte importanti a favore dell’umanità». Papa Francesco ha affidato la diocesi di Napoli a un padre sensibile, con il cuore grande e attento. Voglio pensare così a una nuova primavera per la nostra città.