È una storia a lieto fine quella che ha coinvolto l’avvocato Hilarry Sedu. Presentatosi al Tribunale per i Minorenni di Napoli un giudice onorario gli ha chiesto di mostrargli il tesserino incredula del fatto che fosse davvero un avvocato. Il motivo? L’avvocato Sedu è di origine nigeriana. Poi a distanza di 24 ore le scuse del giudice. “Sono un abusivo, mi hanno chiesto pure il tesserino”, ci scherza su Sedu parlando con un amico al telefono in dialetto napoletano. Sì, perchè Sedu è napoletano. “Io non mi sento napoletano, io sono napoletano”, dice.

LA VICENDA – Il 3 febbraio Sedu, primo legale nero eletto, nel febbraio del 2019, al consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, si è presentato al Tribunale per i minorenni di Napoli insieme a una sua assistita. Un giudice onorario, una donna di circa 40 anni iscritta all’ordine degli psicologi, lo ha guardato e gli ha chiesto: “Lei è avvocato, è laureato?”. E, nonostante l’esibizione del tesserino di iscrizione all’Albo, ancora: “Aspetti che vado a chiedere sopra al giudice togato”. Sedu ha raccontato lo spiacevole episodio su Facebook: “Impulsivo come sono – ha proseguito nella sua denuncia social -, ero tentato di insultarla, ma ho voluto mettere avanti il bene della causa da trattare, perché ne vale della vita della mia assistita e della sua bambina. No, non è razzismo, è solo idiozia. È la incompetenza di un organo amministrativo che non sa scegliere i componenti privati in ausilio della macchina giustizia. Comunque, cara giudice (onorario) sono anche Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli” aggiunge. Contattato dal Riformista, Sedu ha commentato l’accaduto aggiungendo che la cosa ancor più grave è “come soggetti del genere debbano giudicare la meritevolezza di perdere o meno la capacità genitoriale. Questo è davvero un fatto assurdo”.

LE SCUSE – All’indomani dello spiacevole episodio l’incontro chiarificatore tra l’avvocato e il giudice onorario. All’appuntamento hanno partecipato anche il presidente del Tribunale per i minorenni, Patrizia Esposito, e il presidente degli avvocati di Napoli, Antonio Tafuri, entrambi contattati telefonicamente in mattinata dal presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, Armando Cozzuto. “La questione è chiusa ma nella misura in cui non accada più – ha detto a caldo Hilarry Sedu – la dottoressa mi ha detto che è stato un malinteso, circostanza ribadita anche dal presidente Esposito, ed è stato escluso ogni intento razzista. Cosa cui io credo. Alla fine ci siamo dati il gomito; ma episodi così spiacevoli non devono più avvenire”.

“UNO SCHIAFFO NON GENERA AMORE” – L’avvocato Sedu raggiunto nel suo studio dal Riformista ha commentato l’episodio: “Ci sono state delle scuse che io ho accettato volentieri – dice – Non si può pretendere di cambiare il modus operandi o i pregiudizi di certe persone facendo al guerra. Non ho ami visto uno schiaffo restituito generare amore. Spiegando, confrontandosi, si può generare qualcosa di migliore”.

LA STORIA – Sedu è arrivato in italia quando aveva solo 6 mesi. È italiano a tutti gli effetti. Ha sposato una napoletana con cui ha due figli. Ha anche giocato nella salernitana ma ha dovuto lasciare la carriera sportiva dopo un infortunio. “Ma tuttavia ho sempre voluto fare l’avvocato”. Laureatosi in giurisprudenza alla Federico II ha poi conseguito un master in “Immigrazione e politiche pubbliche di accoglienza e integrazione. Da sempre si occupa della difesa dei diritti dei migranti e di quanti subiscono l’odio degli haters da tastiera.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.