Probabilmente due anni fa, quando gli Stati Uniti di Donald Trump chiesero e ottennero la sua liberazione da una prigione del Pakistan, nessuno si aspettava che sarebbe diventato in 24 mesi il più papabile tra i leader dei Talebani a guidare il governo di transizione dell’Afghanistan, conquistato dal gruppo islamista in poche settimane di escalation che hanno portato alla ‘caduta’ della capitale Kabul.

È una storia particolare quella del mullah Abdul Ghani Baradar, l’uomo che emerge come assoluto protagonista dalla riconquista del Paese da parte dell’organizzazione islamica dopo 20 anni di ‘protettorato’ occidentale, culminato nella fuga nel vicino Uzbekistan dell’ormai ex presidente Ashraf Ghani.

Baradar era già stato l’artefice della prima vittoria talebana nel Paese, quella avvenuta dopo il crollo nel 1992 della Repubblica Democratica dell’Afghanistan appoggiata dai sovietici. Dopo aver fondato il movimento assieme al presunto cognato, il mullah Mohammad Omar, come suo vice fu protagonista della conquista del Paese all’insegna dei ‘valori’ dell’Islam, instaurando un regime oscurantista.

Con la guerra iniziata nell’ottobre 2001 dagli Stati Uniti e da una coalizione di nazioni per liberare il Paese dall’oppressione talebana, risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e alla collaborazione tra l’organizzazione e Al Qaeda di Osama Bin Laden, che in Afghanistan trovava rifugio e ospitalità, Baradar si diede alla fuga mantenendo il ruolo di leader dell’ala della Quetta Shura, la leadership raggruppata dei talebani in esilio.

Intercettato dalla CIA a Karachi nel 2010, nel febbraio dello stesso anno venne arrestato dall’ISI, l’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan. Otto anni dopo la svolta per Baradar grazie all’amministrazione Trump: l’inviato in Afghanistan dell’ex presidente USA, Zalmay Khalilzad, chiede infatti ai pachistani di rilasciare Baradar in modo da farlo partecipare ai negoziati in Qatar per la spartizione del potere a Kabul, ancora ben lontana dall’autonomia dagli Stati Uniti.

Quegli accordi firmati a Doha avrebbero dovuto essere un passo verso la pace, invece si sono trasformati nella nuova vittoria dei Talebani.

Da fine stratega politico, il mullah in un video diffuso poche ore dopo la presa della capitale ha fatto sapere che ora è il momento di provvedere al popolo afghano e migliorare le loro vite. “Ora è il momento della prova, daremo servizi alla nostra nazione, daremo serenità a tutta la nazione, andremo il più lontano possibile per il miglioramento delle loro vite – ha affermato Baradar nel video citato dalla Bbc -. Il modo in cui siamo arrivati è stato inaspettato in quanto abbiamo raggiunto una posizione che non era mai stata prevista”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.