È questione di ore, forse di minuti, prima che i talebani proclamino l’Emirato islamico dell’Afghanistan. Ancora una volta. La bandiera bianca dei fondamentalisti islamici già sventola sul palazzo presidenziale a Kabul. La capitale è caduta nel giro di poche ore, l’avanzata dei talebani in pochi giorni ha riportato il Paese nella stessa situazione di vent’anni fa: a prima dell’invasione americana, in seguito agli attentati dell’11 settembre 2011 negli Stati Uniti, che in meno di due mesi aveva cancellato la teocrazia. I talebani sono tornati di nuovo al potere.

La stessa bandiera sventolava a Kabul dopo la fondazione dell’Emirato nel 1996. “Il nostro paese è stato liberato e i mujaheddin hanno vinto in Afghanistan”, hanno dichiarato ad Al Jazeera i miliziani che cantano ed esultano nel Palazzo Presidenziale. Gli estremisti hanno fatto sapere che non ci sarà un governo di transizione, come precedentemente trapelato, ma un passaggio diretto verso un governo “islamico aperto e inclusivo”. È caos intanto nella capitale con gente in fila alle banche e ai bancomat per prelevare contanti. Traffico in tilt verso l’aeroporto, unica via di fuga, in quanto la metropoli è circondata dai miliziani.

La capitale si era già riempita di sfollati nell’ultima settimana dopo l’accelerata dell’avanzata dei talebani. È caos quindi anche all’aeroporto, dove si sta verificando un vero e proprio assalto. I voli civili sono stati a lungo bloccati oggi. I voli commerciali sono bloccati. A gestire lo scalo, come da accordi con il governo appena sollevato, è l’esercito della Turchia. L’aeroporto, da immagini sui social, sembra furi controllo o quasi. Domani si riunisce il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Onu).

L’ormai ex Presidente Ashraf Ghani – abbandonato dai signori della guerra ai quali si era affidato in negoziati, che sono fuggiti – è volato in Uzbekistan, nella capitale Tashknet, e ha spiegato la sua posizione in un post sui social network: “Nel nome di Dio, il misericordioso Cari concittadini, oggi, mi sono imbattuto in una scelta difficile; avrei dovuto affrontare i talebani armati che volevano entrare nel palazzo o lasciare il caro Paese a cui ho dedicato la mia vita e che ho protetto negli ultimi vent’anni. Se ci fossero stati ancora innumerevoli connazionali martirizzati e avessimo affrontato la distruzione della città di Kabul, il risultato sarebbe stato un grande disastro umano in questa città da sei milioni di abitanti. I talebani ce l’hanno fatta a rimuovermi, sono qui per attaccare tutti gli abitanti di Kabul. Per evitare un bagno di sangue, ho pensato che fosse meglio lasciare e partire”.

Oggi pomeriggio erano state segnalate sparatorie anche all’aeroporto di Kabul. I medici di Emergency hanno fatto sapere di aver accolto 80 feriti – l’ospedale è pieno – la maggior parte proveniente dalla zona di Qarabagh, a causa delle sparatorie che hanno accompagnato l’entrata dei fondamentalisti nella città. Il portavoce dei talebani aveva parlato invece di un passaggio di potere pacifico e aveva detto che si sarebbero assicurate le partenze dal Paese. Garanzie anche sui diritti delle donne, incluso quello all’istruzione, mentre proprio le donne erano state le vittime più colpite dall’imposizione della sharia islamica negli anni ’90. E infatti i dispacci raccontano di donne cercate porta a porta, di liste con le donne nubili.

Mentre la bandiera dell’ambasciata statunitense è già stata rimossa la Russia ha fatto sapere che non abbandonerà l’ambasciata e che è pronta a cooperare per un governo di transizione – ipotesi ormai sfumata. Partito in serata un aereo dell’aeronautica militare italiana, un ponte aereo per il rimpatrio dei connazionali e dei collaboratori afghani, circa un centinaio di persone. L’arrivo è previsto allo scalo romano di Fiumicino domattina.

Quella che è in corso in queste ore è una smobilitazione, un ritiro che da più parti viene paragonato a quello dal Vietnam nel 1975; la disfatta per eccellenza degli Stati Uniti. Washington rigetta la narrazione. Il segretario di Stato Antony Blinken ha detto che la missione USA è compiuta. Il Presidente Joe Biden aveva osservato nei giorni scorsi che ora tocca agli afghani combattere per l’Afghanistan. Per i repubblicani Biden è già diventato “l’uomo di Saigon”, “l’uomo che scappa”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.