Ergastolo con le accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. È la pena confermata dal Meccanismo residuale per i Tribunali Penali Internazionali (IRMCT), l’organo che ha preso il posto del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite, nei confronti dell’ex generale serbo Ratko Mladic.

Il tribunale delle Nazioni Unite ha quindi confermato la sentenza di primo grado emessa nel novembre del 2017 per il suo ruolo nella guerra che sconvolse la Bosnia negli anni ’90 e in particolare per il massacro compiuto dalle truppe serve a Srebrenica e nell’assedio di Sarajevo. Anche il ‘superiore’ di Mladic, il leader politico dei serbo-bosniaci Radovan Karadžić, era stato condannato in appello all’ergastolo nel 2019 con le accuse di genocidio, deportazioni, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sempre per il suo ruolo nel genocidio dei bosniaci musulmani avvenuto tra il 1992 e il 1995.

Mladic, ormai 78enne e con diversi problemi di salute, è soprannominato il “macellaio della Bosnia”. Il processo d’appello iniziato ad agosto del 2020 ha confermato la sua colpevolezza per 10 degli undici capi di accusa per i quali era stato processato: Mladic è stato assolto da una delle due accuse di genocidio, confermando invece quella per il massacro di Srebrenica, per il quale è stato riconosciuto il suo “importante contributo”.

La vicenda di Srebrenica, città in cui avevano trovato rifugio migliaia di bosniaci musulmani, che scappavano dalla persecuzione messa in atto dai serbo-bosniaci, fu l’episodio più efferato e crudele della guerra che sconvolse l’ex Jugoslavia.

Mladic nel luglio 1995 ordinò l’uccisione di tutti i maschi adulti e adolescenti che si erano rifugiati a Srebrenica: in totale furono oltre 7mila le persone massacrate dalle truppe serbe. Altro episodio in cui Mladic ha avuto un ruolo chiave è stato l’assedio di Sarajevo: una ‘battaglia’ durata quasi quattro anni dove, grazie a bombe e l’uso sistematico di cecchini, morirono migliaia di persone.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.