“La storia non si cancella e il dolore non si dimentica. O si coltiva il rancore o se ne fa patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, coltivando un’amicizia comune. Sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada rivolta verso il futuro”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme al suo omologo sloveno Borut Pahor a Trieste nel centenario dell’incendio del Narodni Dom. I due Presidenti hanno deposto e toccato un’unica corona di fiori con due nastri, italiano e sloveno, a Basovizza in ricordo degli italiani uccisi dai partigiani jugoslavi nelle foibe. Mattarella e Pahor si sono tenuti per mano durante la cerimonia. Uno sguardo comune verso il futuro “al di qua e al di là della frontiera, il cui significato di separazione è ormai per fortuna superato per effetto della comune scelta di integrazione nella Ue, al di qua e al di là dei confini italiani. In nome dei valori oggi comuni: libertà, democrazia, pace”, ha detto il Capo dello Stato italiano.

Anche il Presidente sloveno ha tenuto a sottolineare l’importanza di questo incontro: “Oggi vivo una gioia immensa: a cent’anni dall’incendio, il Narodni Dom è restituito agli sloveni. Si tratta di un evento storico: il torto è stato corretto, giustizia è stata fatta. Oggi possiamo celebrare insieme l’evento perché si tratta di un’impresa condivisa degli sloveni e degli italiani”, continua Pahor, “Si tratta di una vittoria meritata di coloro che per cento lunghi anni credevano in modo sincero nei valori della convivenza, della compassione, del rispetto e di un’Europa unita”. E ancora:“Questo atto è talmente grande che non riguarda solo gli italiani o gli sloveni, ma l’Europa intera e tutti i suoi popoli. Oggi Trieste, almeno per un giorno e in senso metaforico, nel celebrare i valori più nobili a fondamento dell’Unione europea ne diviene la sua capitale. Ogni volta di nuovo, in momenti come questo, mi ispirano le parole dell’Antigone: ‘No a odiare, ma ad amare in questo mondo'”. 

Ad accompagnare il Capo dello Stato, in occasione della visita a Trieste, presenti anche i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Dopo la corona deposta sulla foiba di Basovizza, i due Presidenti depongono un’unica corona di fiori in un altro luogo in memoria dei martiri della Resistenza slava al fascismo. Per la seconda volta Mattarella e Pahor si tengono per mano in occasione della commemorazione. Presente a Trieste anche la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro dell’Università Gaetano Manfredi, oltre a Patuanelli.

LA LETTERA – “Oggi insieme al Presidente della Repubblica di Slovenia e amico, Borut Pahor, siamo a Trieste, città crocevia d’Europa, per una giornata importante che ci consentirà di compiere un nuovo e decisivo passo nel progressivo rimarginarsi delle ferite che hanno a lungo, molto tempo fa, travagliato queste terre”. A scriverlo è il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in una lettera pubblicata dal Piccolo di Trieste in occasione dello storico incontro. “Deporremo, insieme, una corona alla foiba di Basovizza, e lo stesso faremo al monumento che ricorda quattro giovani sloveni fucilati nel 1930 per ordine del Tribunale Speciale Fascista”, aggiunge. “A Trieste visiteremo il Narodni Dom, nel giorno del centenario dell’odioso incendio che lo devastò”. Si restituirà quindi la struttura alla minoranza slovena in Italia: “la firma del protocollo che avvia la restituzione alla comunità di lingua slovena dell’edificio ne rafforzerà la vocazione di piattaforma di dialogo fra le culture che arricchiscono la regione del confine orientale del nostro Paese”.

“Parole e gesti di riconciliazione non sono solo condivisione di sentimenti di rispetto e pietà nei confronti delle vittime: ci aiutano a costruire un futuro migliore. L’arduo e faticoso ‘esercizio di memoria’ richiede coraggio, ma è indispensabile per evitare di ricadere negli errori del passato e per allontanarci dalla barbarie che troppe volte ha caratterizzato il ‘secolo breve'”, scrive ancora. “Il rispetto per le vittime e la compartecipazione al profondo dolore che avvenimenti di inaudita violenza hanno prodotto nel tessuto delle nostre comunità, sono il messaggio che intendiamo inviare e il segno che desideriamo lasciare”, spiega Mattarella, che fa riferimento a “lutti e sofferenze” che hanno colpito tante famiglie. “Negazione di valori fondamentali e soprusi di ogni genere” che hanno “eretto barriere, frutto del prevalere di ideologie totalitarie”. “Ricordare, onorare, riparare, riconoscersi fratelli in un destino comune rappresentano tasselli di un mosaico più ampio che in questi anni – a partire dall’incontro che qui ebbe luogo esattamente dieci anni or sono – Slovenia e Italia hanno contribuito gradualmente – ma risolutamente – a ricomporre, con gesti concreti e significativi, come quelli della giornata di oggi”.