Rossana Rossanda era una giornalista, politica e intellettuale. Nacque a Pola il 23 aprile del 1924 e visse a Milano, Parigi e Roma. Mente brillante sin da subito, anticipò di un anno la maturità classica. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale partecipò attivamente alla Resistenza come partigiana. Si iscrisse subito al Partito Comunista Italiano e venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.

Nel 1968 nel mezzo delle agitazioni studentesche ed operaie pubblicò il piccolo saggio “L’anno degli studenti”, in cui dichiarava di abbracciare le rivendicazioni che gruppi e collettivi di sinistra stavano portando avanti. Insieme ai compagni di partito Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri nel 1971 fondò il giornale “Il Manifesto”. Subito iniziarono le divergenze con la linea politica che prese il PCI. Rossanda da subito fu critica nei confronti del socialismo reale dell’Unione Sovietica. La divergenza diventò incolmabile quando il PCI si posizionò nei confronti dell’occupazione della Cecoslovacchia da parte di paesi del Patto di Varsavia, a cui il gruppo de il manifesto aveva speso parole di dura e netta condanna dell’accaduto. Rossanda venne radiata insieme a tutta la sua corrente, nonostante il parere contrario del futuro segretario nazionale Enrico Berlinguer, durante il XII Congresso nazionale del Partito svoltosi a Bologna nel 1969.

Come giornalista Rossana Rossanda, pseudonimo Caterpillar, era brillante ma anche sempre approfondita, sempre di parte e mai faziosa. Nel cuore del sequestro Moro scrisse un pezzo da manuale del giornalismo, quello sull’ “album di famiglia” in cui rintracciava la discendenza genealogica precisa delle Br dal Pci degli anni ’50. Inutile dire che il Pci la prese molto peggio che male.

Era spostata con il giornalista di guerra polacco e francese d’adozione Karol, la cui famiglia era stata sterminata nei lager nazisti. Karol aveva svolto la guerriglia contro l’armata di Hitler in prima persona. Per seguire il marito Rossanda si trasferì a Parigi, tornando in Italia solo dopo la scomparsa del marito. Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi a Roma dove si è spenta il 20 settembre 2020 all’età di 96 anni. L’ictus l’aveva paralizzata ma senza toglierle un briciolo di lucidità fino al suo ultimo giorno di vita.