Sergio Mattarella si è tirato fuori: “Tra otto mesi il mio mandato di presidente termina. Io sono vecchio tra qualche mese potrò riposarmi”. E se è vero che anche il suo predecessore Giorgio Napolitano si mise da parte anzitempo per una conferma al Quirinale, poi dovette cambiare idea e tornare e risolvere stallo, diventando così il primo Presidente della Repubblica a essere re-incaricato. Era il 2013. Mattarella oggi ha parlato in un incontro con degli alunni di una scuola primaria di Roma. La politica e i partiti non possono non fare i conti con il “niet” del Capo dello Stato.

Il nuovo Presidente della Repubblica verrà eletto dal Parlamento in seduta comune il prossimo febbraio, anno 2022. Il segretario della Lega Matteo Salvini si è affrettato a dettare il suo endorsement: “Febbraio è lontano. Non abbiamo candidati nostri. Certo, se il Presidente Draghi si volesse proporre, avrebbe il nostro convinto sostegno”. Ancora nessuna decisione invece espressa da parte della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

“Draghi deve completare il suo lavoro da premier”, è invece succo di tutte le ultime affermazioni pubbliche di Enrico Letta, segretario del Partito Democratico. Per niente contrario a un bis di Mattarella, il fantomatico “campo progressista allargato”, magari anche a Forza Italia, non disdegnerebbe soluzioni mai effettivamente nuove. Come ha scritto Avvenire: personalità europee come il commissario Paolo Gentiloni e il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, oppure interne come il ministro Dario Franceschini, il fondatore del Pd Walter Veltroni, l’ex sindaco di Roma e ministro Francesco Rutelli, o addirittura l’ex premier Giuseppe Conte.

NOMI STORICI – Sempre presenti altri nomi, altisonanti, autorevoli anche se dai precedenti burrascosi nella corsa al Quirinale, come Romano Prodi, Giuliano Amato, e i giuristi Sabino Cassese e Gustavo Zagrebelsky. A uno schema con il centrodestra più il Pd lavora invece Italia Viva, partito affossato dai sondaggi, ma artefice della crisi che ha portato a Palazzo Chigi Mario Draghi. Il nome giusto potrebbe essere in quel caso quella di Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera.

PRIMA DONNA – Potrebbe essere anche il momento buono per la prima donna Presidente della Repubblica. Un profilo che rappresenterebbe una sintesi efficace tra il Colle e il Parlamento potrebbe essere l’ex Presidente della Consulta e attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia. Una pista calda che consentirebbe a Draghi di restare a Palazzo Chigi. Altre piste, più fredde, quelle che portano alle ex ministre Emma Bonino e Paola Severino.

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