L’incubo peggiore per i cittadini di Hong Kong si è realizzato. La Cina ha infatti approvato la legge sulla sicurezza nazionale, con un via libera all’unanimità ai lavoro del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ramo legislativo del parlamento di Pechino. La nuova legge consentirà infatti una pesante stretta sull’autonomia di Hong Kong, prevista dal trattato che segnò il passaggio della città dalla sovranità di Londra a quella di Pechino.

Secondo i media cinesi e il Partito Comunista, le misure previste dalla legge sulla sicurezza nazionale hanno il solo scopo di prevenire e colpire gli atti sovversivi e le interferenze straniere, puntando quindi a riportare la tranquillità nell’ex colonia britannica dopo un anno di violenti scontri.

Per gli oppositori si tratta invece di una forte limitazione alle libertà politiche e di espressione. L’attivista pro-democrazia Joshua Wong su Twitter ha spiegato che la nuova legge imposta dalla Cina “segna la fine della Hong Kong che il mondo conosceva. Con poteri spazzati via e una legge indefinita, la città diventerà uno stato di polizia segreta”.

Wong, insieme a figure di primo piano dell’attivismo locale, ha dato le dimissioni da Demosisto, partito nel mirino per le campagne pro suffragio universale e la richiesta di sanzioni contro gli abusi sui diritti della Cina.

Nel corso di una conferenza stampa la governatrice Carrie Lam ha affermato di ritenere “non appropriato in questo momento commentare qualsiasi tema legato alla legge sulla sicurezza nazionale”. Lam ha inoltre sottolineato che le ipotesi di sanzioni contro l’ex colonia da parte degli Stati Uniti di Donald Trump “non ci spaventano”: il Dipartimento del Commercio americano ha infatti congelato lo speciale status vantato nei rapporti bilaterali da Hong Kong.