Sindacati
Cisl: “Evitare che lo shock dei prezzi si traduca in una caduta dei consumi”. Paura per il clima del dibattito pubblico
In un contesto internazionale attraversato da guerre, tensioni geopolitiche e da un progressivo indebolimento degli equilibri multilaterali, la CISL continua a indicare nel dialogo sociale una leva decisiva per la tenuta economica e democratica del Paese. Non un richiamo rituale, ma una richiesta politica precisa: costruire una sede stabile di confronto capace di affrontare le fragilità strutturali dell’Italia. Il documento approvato lunedì all’unanimità dal Consiglio Generale del sindacato guidato da Daniela Fumarola si è inserito in uno scenario che ha pesato sempre più sull’economia nazionale. Il protrarsi della guerra in Ucraina, l’instabilità in Medio Oriente e il ritorno a logiche di potenza hanno prodotto effetti concreti: aumento dei costi energetici, pressioni inflattive, crescita rallentata.
Il rischio, esplicitato con chiarezza, è stato che questi fattori si siano tradotti in una nuova contrazione del potere d’acquisto e quindi dei consumi, con effetti a catena sull’intero sistema produttivo. Ed è proprio su questo punto che si è concentrato l’allarme del sindacato.
«Dobbiamo evitare che lo shock dei prezzi si traduca in una caduta dei consumi e in un ulteriore indebolimento dell’economia, rimettendo in moto produttività, investimenti e fiducia. Per farlo, oggi più di ieri, è decisivo che il dialogo tra Governo e parti sociali faccia un salto di qualità, evitando il rischio di piegare la politica economica alle esigenze del ciclo elettorale invece che alle sfide strutturali del Paese», ha sottolineato Fumarola. Insomma, occorre una svolta. Il passaggio è stato cruciale perché ha spostato il baricentro del ragionamento: non si tratta soltanto di contenere gli effetti dell’inflazione, ma di evitare che si inneschi un circolo vizioso fatto di minori consumi, minori investimenti e ulteriore rallentamento della crescita. Questa è la preoccupazione del secondo sindacato italiano.
Da qui è emersa la necessità di una strategia organica. La CISL ha indicato alcune direttrici: sostegno ai redditi da lavoro e da pensione, rafforzamento del potere d’acquisto delle fasce medio-basse, accelerazione dei rinnovi contrattuali, riduzione del carico fiscale sul lavoro e un riequilibrio che coinvolga maggiormente le rendite. Accanto a questo, il rilancio di investimenti, produttività, innovazione e infrastrutture.
Ma il nodo politico è rimasto quello del metodo. Il sindacato ha riproposto un grande “Patto sociale” come sede stabile di confronto tra Governo e parti sociali, in grado di affrontare i principali dossier: salari, fisco, pensioni, sanità, welfare, scuola, politiche industriali, Mezzogiorno, partecipazione dei lavoratori. È una proposta che implica una discontinuità rispetto agli ultimi anni, segnati più da interventi episodici che da una visione condivisa, e che richiama la necessità di sottrarre le scelte economiche alla logica del breve periodo e del consenso immediato.
Non è stato un caso che nel documento del massimo organo della Cisl sia emersa anche una preoccupazione per il clima del dibattito pubblico, sempre più polarizzato. Senza un confronto fondato sul merito, il rischio è di allontanare le soluzioni proprio mentre le sfide sono diventate più complesse. Il messaggio arrivato da Via Po è stato, in definitiva, lineare: senza un salto di qualità nel dialogo sociale, l’Italia rischia di affrontare una fase delicata con strumenti insufficienti, pagando il prezzo più alto sul terreno decisivo, quello della crescita e della coesione. In un’economia esposta agli shock esterni, la differenza tra resistere e arretrare è passata dalla capacità di costruire fiducia. E, per la CISL, questa fiducia non può che nascere da un confronto serio, stabile e orientato al lungo periodo.
© Riproduzione riservata







