La sperimentazione della crescita delle piante nello spazio ha un nuovo laboratorio. Questa volta la sede non sono le navicelle fluttuanti nello spazio ma la Reggia di Portici, sede del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Si tratta del primo laboratorio in Europa, tra i pochi al mondo, interamente dedicato alla caratterizzazione delle piante per i sistemi rigenerativi di supporto alla vita.
Tra i protagonisti di questo traguardo, un gruppo di ricerca del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, composto da Stefania De Pascale, Giovanna Aronne, Carmen Arena, Veronica De Micco, Antonio Pannico, Roberta Paradiso e Youssef Rouphael, che da oltre 20 anni studia aspetti biologici, agronomici e ambientali relativi alla coltivazione delle piante per lo Spazio.

Si tratta di un laboratorio adibito alla ricerca e allo studio delle piante in condizioni particolari. Ci sono camere di crescita chiuse che permettono di misurare in maniera accurata anche gli scambi gassosi delle piante, e per esempio calcolare quanto ossigeno e acqua produce per traspirazione o quanta Co2 assimila. “In questo sistema le piante vengono coltivate in ambiente idroponico – ha spiegato Antonio Pannico, dottorando della Federico II – dove è prevista la coltivazione senza suolo. Le radici prendono il nutrimento da una sostanza circolante che si trova neolla parte bassa della camera di crescita. In questo modo possiamo analizzare sia le radici sia le foglie della pianta”. Soddisfatto il Rettore della Federico II, Gaetano Mandredi, ha detto: “È un laboratorio unico a livello europeo, ci sono i vertici dell’agenzia spaziale europea, in un progetto che è estremamente competitivo a livello internazionale e testimonia la grande competitività del Dipartimento di Scienze Agrarie. Il nostro ateneo si dimostra all’avanguardia per i suoi contributi scientifici su uno dei temi fondamentali del futuro”.

Il laboratorio nasce dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e il gruppo di ricerca, nell’ambito del programma MELiSSA – Micro-Ecological Life Support System Alternative. Il programma di ricerca MELiSSA studia da oltre 30 anni i sistemi di supporto alla vita a ciclo completamente chiuso con un approccio di tipo ecosistemico. Obiettivo principale è analizzare e sviluppare sistemi e tecnologie per produrre cibo, rigenerare risorse vitali (acqua e ossigeno) e riciclare rifiuti organici di varia natura per missioni spaziali di lunga durata. Il consorzio MELiSSA, gestito dall’ESA, è frutto di una partnership internazionale che comprende università, centri di ricerca e PMI operanti nel campo delle tecnologie e delle strutture. Ai partecipanti al consorzio, che hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding, si affiancano numerosi partner istituzionali e industriali. In totale, oltre 40 soggetti provenienti da 13 diversi Paesi europei costituiscono la comunità di MELiSSA, che può inoltre contare su una Fondazione e due società spin-off.

“Il laboratorio che inauguriamo qui oggi – ha detto Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – fa parte delle iniziative in corso per preparare l’uomo ai lunghi viaggi interplanetari, per l’esplorazione lunare, marziana, per cui ci sarà bisogno di sostentamento autonomo durante i viaggi. Quello che avviene in questo laboratorio è un tassello importante”. L’apparato, unico nel suo genere, è stato realizzato grazie al progetto di ricerca PacMan – PlAnt Characterization unit for closed life support system – engineering, MANufacturing & testing finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il cui responsabile per l’Università di Napoli Federico II è la professoressa Stefania De Pascale.