La seduta della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche non si terrà come da calendario giovedì 19 dicembre. All’ordine del giorno c’era l’elezione di presidente, vicepresidente e segretari ma, come annunciato dal vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli nell’aula al Senato, “la conferenza capigruppo del Senato ha convenuto di rinviare ad altra data, previa intesa con la Camera, la votazione per la costituzione delle commissioni sulle banche e su Forteto”.

LA PROPOSTA GRILLINA SPACCA LA MAGGIORANZA – Dietro il rinvio c’è la disputa nella maggioranza sul nome del presidente della commissione. Il Movimento 5 Stelle è infatti compatto sul proporre il senatore Elio Lannutti, nome che però ho trovato un fuoco di sbarramento dal Pd.

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Il NO DEL PD E LA FAKE ANTISEMITA – Il motivo? Alcune uscite pubbliche del senatore grillino ricordate in un durissimo intervento da Emanuele Fiano, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera: “Uno degli estimatori dei Protocolli Savi anziani di Sion, un testo antisemita falso diffuso dalla polizia segreta zarista all’inizio del ‘900, nella Germania del Terzo Reich fu proprio Hitler citandoli nel Mein Kampf. Tralascio gli altri estimatori da Hamas all’estrema destra. Poi è arrivato il senatore Elio Lannutti del M5S che di quel testo falso e immondo ha ripubblicato su Twitter le teorie che stavano nel secolo scorso anche alla base del progetto che portò alla Shoah. Delle due l’una, o vale ormai tutto e la storia è un inutile orpello, oppure Luigi Di Maio devi dichiarare nero su bianco che uno così il presidente della commissione Banche non lo può fare. Sicuramente non avrà i nostri voti”.

LANNUTTI NON MOLLA – Il senatore grillino però non molla, anzi. In una intervista a ‘La Stampa’ ha infatti ribadito la sua indisponibilità a fare un passo indietro, dato che lo stesso ha ricevuto direttamente dal leader del M5S Di Maio il via libera alla candidatura. A difendere Lannutti anche il senatore grillino Daniele Pesco, presidente della Commissione Bilancio al Senato: “Penso che Elio Lannutti sia la persona con gli skills maggiormente adeguati per quel ruolo quindi noi insisteremo con Elio Lannutti”.

IL CONFLITTO DI INTERESSI – Per Lannutti si sta ponendo in queste ore anche un secondo problema, un caso di conflitto di interessi. È infatti emerso che il figlio Alessio lavora nell’Ufficio Enti della sede romana della Banca Popolare di Bari, istituto in crisi al centro di un salvataggio da parte dello Stato. Il senatore, accompagnato da Antonio Di Pietro, ha quindi incontrato il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo a Roma. Al termine del mini-vertice ha ribadito che non intende ritirare la sua candidatura alla presidenza della commissione: “Cosa significa che mio figlio lavora in banca? Dov’è il conflitto di interesse? Andate a vedere il conflitto di interesse di coloro che hanno fatto i crack e non di uno che lavora onestamente. Vi dovete vergognare! Di Pietro mi difenda anche da questo”. “Alla commissione banche io non mi volevo neppure candidare – ha quindi spiegato Lannutti –  me lo hanno chiesto, io facevo il tifo per Paragone! Ma poi, con le procedure del M5S, mi hanno scelto. Dunque io sono il candidato del M5S e confermo che non farò nessun passo indietro”.