L’elezione del prossimo presidente della Commissione Esteri del Senato, l’erede di quel Vito Petrocelli decaduto dopo il parere della Giunta per il regolamento e le dimissioni di massa degli altri componenti della Commissione, resta un rebus.

Il ‘favorito’ per la carica, il pentastellato napoletano (ma eletto in Toscana) Gianluca Ferrara ha annunciato infatti in serata di non voler più correre per la poltrona, evocando una “macchina del fango” contro di lui. 

Nel rispetto dei valori del Movimento 5 Stelle che non brama a poltrone e per il bene della mia forza politica, data la macchina del fango che si è messa in moto nei miei confronti, scelgo di non candidarmi a presidente della commissione Affari Esteri del Senato“, spiega Ferrara. Che poi aggiunge: “Continuerò a svolgere il mio lavoro in commissione con correttezza e senso di responsabilità come ho fatto in questi anni“.

Il riferimento nelle parole di Ferrara è all’emergere delle posizioni passate del senatore grillino su Nato, Stati Uniti e Russia, non distanti da quelle dello stesso Petrocelli ‘sfiduciato’ per il suo filo-putinismo. 

Filo-putinismo che Ferrara smentisce nettamente, definendo il tutto “una falsità assoluta”. “Le mie note posizioni critiche verso la politica estera degli Stati Uniti e della Nato, in particolare rispetto alle guerre in Iraq, Afganistan e Libia, non significano assolutamente che io sostenga in alcun modo la folle aggressione militare ordinata da Putin”, spiega il senatore, ricordando inoltre di votato “a favore dell’invio di armi all’Ucraina per consentirle di esercitare il suo legittimo diritto di autodifesa previsto dall’art.51 della Carta delle Nazioni Unite“. 

Se la mia critica del 2019 alle sanzioni contro la Russia in quanto dannose all’economia italiana sono la prova del mio essere filo-russo o filo-Putin, ricordo che questa era la posizione ufficiale del governo italiano e della maggioranza dei parlamentari”, ricorda ancora Ferrara.

Il problema per Ferrara, il cui nome era stato indicato per la presidenza della Commissione Esteri dalla capogruppo a Palazzo Madama Mariolina Castellone come “naturale conseguenza” del suo ruolo, finora, di capogruppo del Movimento nella commissione, sono vecchi post sui social ricomparsi dopo la ‘candidatura’.

Nel 2017 (non ancora senatore) su Facebook pubblica un collage di foto di presidenti americani, da Carter a Obama, dai Bush a Clinton, definiti “tra i peggiori terroristi che il mondo ha ospitato negli ultimi cento anni”. “Quanto odio e sete di vendetta hanno seminato per perseverare con la folle idea di voler dominare il mondo?”, era il pensiero di Ferrara.

Sulla Russia le posizioni sono pericolosamente in bilico. Nel 2016 Ferrara sposava l’attuale propaganda del Cremlino sul ruolo della Nato in questo modo: “Le menzogne degli Stati Uniti in politica estera oramai sono palesi. Al momento della riunificazione tedesca del 1990 il segretario di Stato James Baker aveva assicurato il Presidente Gorbaciov che la Nato non si sarebbe mossa di un ‘pollice’ verso est. Oggi l’accerchiamento della Nato alla Russia è evidente”.

Ora si apre dunque un nuovo scenario per la Commissione, che dovrebbe spettare ai 5 Stelle in quanto gruppo maggioritario con 5 componenti. In pole dopo il ritiro di Ferrara c’è Ettore Licheri, ex capogruppo del Movimento e vicino al leader Giuseppe Conte, nome che dovrebbe trovare la convergenza degli altri partiti.

Quanto ai tempi, come sottolinea Repubblica l’iter dello scioglimento della Commissione ormai è partito ed entro venerdì 13 maggio alle ore 13 ci dovranno essere i nuovi nomi di chi dovrà farne parte.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia