Il Movimento 5 Stelle non esce dalla sua ambiguità sulla posizione da tenere sul conflitto in Ucraina e sull’invio di armi al governo di Kiev. Una ulteriore conferma del caos interno al partito di Giuseppe Conte arriva dalla scelta di indicare il senatore Gianluca Ferrara come presidente della Commissione Esteri al posto di Vito Petrocelli, il ‘compagno Petrov’ che l’ex premier ha espulso (per ora solo a parole) e che è decaduto dopo il parere della Giunta per il regolamento e le dimissioni di massa degli altri componenti della Commissione.

Le idee e le dichiarazioni passate di Ferrara suonano, almeno in parte, simili a quelle espresse recentemente da Petrocelli e anche per questo la sua elezione è a rischio, tanto da agitare anche l’ala più ‘moderata’ del Movimento, quella vicina al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, spaventata dalla possibilità che Conte possa giocarsi l’incarico solo per imporre un suo candidato di area, anche se ambiguo sulle tesi atlantiste.

Napoletano di Portici, cinquant’anni, Ferrara ha nel curriculum una serie di prese di posizione antiamericane che sono rimbalzate in queste ore sui social dopo che il suo nome è stato messo in pole per la presidenza della Commissione esteri, dove è già capogruppo dei pentastellati.

Nel 2017 (non ancora senatore) su Facebook pubblica un collage di foto di presidenti americani, da Carter a Obama, dai Bush a Clinton, definititra i peggiori terroristi che il mondo ha ospitato negli ultimi cento anni. “Quanto odio e sete di vendetta hanno seminato per perseverare con la folle idea di voler dominare il mondo?”, era il pensiero di Ferrara.

Sulla Russia le posizioni non fanno rimpiangere Petrocelli. Nel 2016 Ferrara sposava l’attuale propaganda del Cremlino sul ruolo della Nato in questo modo: “Le menzogne degli Stati Uniti in politica estera oramai sono palesi. Al momento della riunificazione tedesca del 1990 il segretario di Stato James Baker aveva assicurato il Presidente Gorbaciov che la Nato non si sarebbe mossa di un ‘pollice’ verso est. Oggi l’accerchiamento della Nato alla Russia è evidente”.

Ben più ‘garantista’ invece si dimostrava con Bashar al-Assad, il sanguinario presidente siriano, grande alleato di Putin e responsabile di eccidi di civili in patria: Secondo Ferrara “senza alcuna prova reale, è stato accusato di aver usato armi chimiche contro il suo popolo. È solita scusa… armi di distruzione di massa nascoste (Saddam), uccisione del proprio popolo (Gheddafi) e poi arrivano i ‘cowboy buoni’ che salvano il mondo e i bambini”.

Appassionato di editoria, ha anche una sua casa editrice, la ‘Dissensi’. Recentemente ha pubblicato un libro che rappresenta la chiave del suo pensiero già dal titolo: “L’impero del male. I crimini nascosti da Truman a Trump”.

La ‘difesa’ di Ferrara

Dopo il riemergere delle sue posizioni passate su Stati Uniti e Russia, Ferrara è passato al contrattacco definendo “gravemente offensivi, denigratori e diffamatori gli articoli giornalistici che mi definiscono filo-russo o filo-putiniano”.

Nel difendere il suo operato il senatore ha ricordato “il voto a favore dell’invio di armi all’Ucraina per consentirle di esercitare il suo legittimo diritto di autodifesa previsto dall’art.51 della Carta delle Nazioni Unite. Se la mia critica del 2019 alle sanzioni contro la Russia in quanto dannose all’economia italiana sono la prova del mio essere filo-russo o filo-Putin, ricordo che questa era la posizione ufficiale del governo italiano e della maggioranza dei parlamentari”.

Ferrara ha sottolineato che le sue “posizioni critiche” rispetto alle guerre in Iraq, Afganistan e Libia, “non significano assolutamente che io sostenga in alcun modo la folle aggressione militare ordinata da Putin”. Il pentastellato eletto in Toscana ribadisce dunque la “netta condanna di Putin, pieno sostegno all’Ucraina e alle sanzioni contro la Russia, forte richiamo a non alimentare una pericolosa escalation militare e di non abbandonare mai la via diplomatica, l’unica percorribile per arrivare al più presto alla pace. Questo sono io, questo è il M5S. Il resto è diffamazione”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia