Il premier Giuseppe Conte è l’uomo che cammina sui pezzi di vetro, citando De Gregori. Pure lui «balla e balla/sotto l’angolo retto di una stella», anche se la danza si è fatta spericolata e le stelle un po’ cadenti. E i suoi taglienti pezzi di vetro hanno le facce minacciose dell’Ilva, degli sterminati emendamenti alla Manovra, di Nicola Zingaretti che propone lo Ius Culturae, di Luigi Di Maio che lo sfida e, ça va sans dire, di Matteo Renzi. L’attuale esecutivo a trazione Movimento 5 Stelle-Partito Democratico-Italia Viva sbanda, forse perché basato su un triangolo che è storicamente la forma geometrica più rischiosa per una relazione. E ci dice «il potere logora chi ce l’ha». Ma chi logora Giuseppe Conte, magari tifando per la caduta del governo? Chi invece lo sostiene? E per quanto tempo? Abbiamo fatto un piccolo girotondo tra i suoi alleati.  Il Movimento 5 Stelle, di cui il premier dovrebbe essere espressione, è in fibrillazione, tra divisioni ideologiche e malumori post ministeriali. La casa dell’ex titolare della Difesa Elisabetta Trenta è solo un di più al dualismo Conte-Di Maio, alla reiterata messa in discussione del capo, alle divisioni sulla vicenda Ilva e ai dubbi amletici su cosa fare alle regionali di Emilia-Romagna e Calabria. Le gocce ruvide sui sampietrini scandiscono i silenzi dei parlamentari grillini, interrotti solo da una voce anonima secondo cui «Di Maio è ormai solo contro tutti, i suoi continui no al Pd (l’ultimo, feroce, sullo Ius culturae proposto da Nicola Zingaretti a Bologna, ndr) rasentano l’isteria e danneggiano il governo, e non parliamo di elezioni regionali che è meglio». A metterci la faccia l’ultimo volto televisivo del grillismo, l’europarlamentare Dino Giarrusso.

Ma il Pd che propone Ius Culturae e insiste nell’abolizione dei decreti Sicurezza vuole davvero fare cadere il governo come ha detto Di Maio? «Mi auguro di no: penso però che sbagli completamente i tempi». Il Movimento su Ius Soli/Ius culturale come la pensa? E su ipotesi abolizione dl Salvini? «Il Movimento aveva presentato una proposta di legge sul tema della nazionalità nella scorsa legislatura e ora le cose si sono molto complicate. Sui decreti sicurezza avrebbe senso abolirli solo se venissero proposte soluzioni migliori, e se la si piantasse di raccontare che qualcuno ha reso un reato salvare vite umane, cosa naturalmente non vera». Quale è il rapporto tra il Premier Conte e il Movimento? Esiste una frattura tra lui e Di Maio? «No, Conte è molto apprezzato e non è “in rotta” con nessuno. C’è una profonda discussione interna al Movimento che dobbiamo saper gestire, valorizzando nuovamente gli attivisti e i meetup». Il governo dura? «Mi auguro di sì perché l’Italia non ha bisogno di caos ma di autorevolezza e non vedo alternative autorevoli, sinceramente». Voi vi fidate del Pd? E di Renzi? «Io voglio fidarmi quantomeno del loro amor proprio: se non vogliono consegnare per l’ennesima volta il Paese a Berlusconi, cosa che gli è già riuscita bene più volte in passato». Non esattamente una manifestazione di fiducia verso gli alleati.  Un alleato è quel Nicola Zingaretti che, recependo i pungoli di Fabrizio Barca e Maurizio Landini alla kermesse di Bologna, ha incalzato il governo sulla riduzione del cuneo fiscale, su Ius Culturae e abolizione dei decreti Salvini, ricevendo il no stizzito di Di Maio. Un parlamentare toscano del Pd ci dice che sarebbe meglio sganciare lo Ius Culturae dall’esecutivo e renderlo iniziativa parlamentare, «magari qualcuno di Forza Italia ci sta».

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E il governo? «Dallo scudo penale per Arcelor Mittal al resto, il problema è sempre in casa Cinque stelle. È tempo che si chiariscano le idee, a cominciare da Di Maio.  Le loro divisioni danneggiano il governo». E Conte? «Senza di lui la legislatura non proseguirà, lo sappia anche Renzi che silura il governo ogni giorno». Ma neanche a casa Pd stanno tutti bene se un giovane deputato racconta: «nel partito c’è una grande discrasia tra una base che incalza da sinistra ed è in sofferenza con i grillini, e una dirigenza, a cominciare da Franceschini, stanziata ai ministeri e che vuole la stabilità del governo a prescindere». E il segretario? «Prova a tenere il partito unito, proponendo un nuovo patto per rilanciare il governo, ma Di Maio non ci sente». E quindi? «Nessuno vuole rompere davvero, si vivacchierà senza slanci». E Conte? «È bravo, il vero partito del Quirinale è lui, noi siamo ormai solo i corazzieri». E la legislatura? «Durerà, per la gioia di Renzi, l’unico che pensa davvero di sostituire il premier». Già, il leader di Italia Viva. Un suo pretoriano alla Camera gonfia il petto «i siluri di Renzi? Sulle tasse e tutto il resto ci stanno dando ragione, i suoi siluri salvano questo governo, altroché». Proprio nessun rischio? «Il Movimento stia attento sugli emendamenti alla Manovra e alla riforma della giustizia». Ma quanto durerà l’esecutivo? Si tornerà a votare nel 2023, sicuro. Con Conte premier? «Non saprei, ma sono proprio i suoi a metterlo in discussione». Intanto in Calabria che fate? «Stiamo valutando». E la legge elettorale? «Vogliamo un proporzionale con sbarramento al 5%». Addio alle coalizioni? «Basta, abbiamo già dato. Il Pd faccia la sua corsa, noi la nostra. Anche se da quanto stanno parlando di noi mi sembra che abbiano un po’ di paura». Non esattamente parole da alleati, come invece potrebbero diventare alcuni irriducibili democristiani di Forza Italia che non vogliono morire salviniani. Gente come Gianfranco Rotondi: «Io l’avevo detto a Berlusconi che dovevamo fare la coalizione Ursula (Pd, M5S, Forza Italia, ndr) in Italia, ora forse è tardi. Conte è bravo ma questo governo fa e disfa tutto da solo». Va in maggioranza, onorevole? «Se la maggioranza propone il proporzionale e altre iniziative condivisibili io e altri ci siamo. D’altronde non è più una divisione destra/sinistra ma populismo/antipopulismo». E Berlusconi? «Silvio scelga se essere berlusconiano o salviniano, e Forza Italia, per dirla alla napoletana, scenda dal ceraso (albero delle ciliegie,ndr)». Presumibilmente per andare a salvare Giuseppe Conte dai suoi alleati.