Spranghe, taser, bastoni, tutto in mano a uno squadrone che punta la protesta degli operai FedEx: un presidio di un centinaio di lavoratori del settore logistico davanti a un magazzino di Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi. Un blitz, professionale, dura dieci minuti e svanisce lasciando diversi operai ammaccati, bisognosi di cure. La polizia non è intervenuta, forse anch’essa sorpresa. In genere i tafferugli scaturiscono fra dimostranti e forze dell’ordine, uno scambio di ruoli fra chi attacca e chi difende. Invece, sugli operai della logistica che cercano di opporsi ai licenziamenti, alle condizioni di lavoro, si ripetono gli attacchi; cobas e operai attribuiscono la colpa alla sorveglianza privata, di dipendenza padronale.

Sta di fatto che i lavoratori subiscono i licenziamenti e pure le botte. È inevitabile non lasciarsi sfuggire l’imprecazione classica: cornuti e mazziati. Così è, davvero. Un paradosso in un Paese in cui fra gli illustri a cui sono dedicate le vie vi è un cospicuo numero di sindacalisti. E del resto, è un Paese che per affermazione Costituzionale dovrebbe essere fondato sul Lavoro. Invece, con riguardo agli operai, e non solo, sono sempre di più le botte a caratterizzarne la quotidianità: volano dai palazzi in costruzione, finiscono nelle presse, sono triturati negli orditoi, stanno sopra i tetti fino a settant’anni e davanti alle macchine più dure già a venti. Ne muoiono 3 al giorno, e ogni giorno a decine restano feriti dal lavoro. E no, non era questo il Paese che sognavamo: i figli degli operai sono cresciuti per strade e rioni polverosi, agglomerati popolari colmi di speranze che si chiamavano Di Vittorio, Buozzi.

Anche tanti plessi scolastici in cui si è studiato da piccoli avevano il nome dei padri del lavoro. E sul serio tutti, o tanti, ci si è convinti che in Italia il lavoro fosse qualcosa di sacro. E dell’Italia, di volta in volta, ci hanno insegnato che fosse Patria o Culla di roba importante. Ma si sa, le fiabe si raccontano ai bambini per portarli a letto, e i risvegli adulti mettono in faccia la realtà. Non siamo patria del diritto, non siamo patria del lavoro e non siamo patria di molte belle cose che vorremmo ci appartenessero. I Di Vittorio, i Beccaria, affissi su piazze, vie e scuole, stanno a occhi chiusi per non vederlo negli occhi questo paese. Che non è nemmeno più quello dei tarallucci e vino, pure il lieto fine manca, gli sceneggiatori chiudono le farse solo con la tragedia. Agli operai della FedEx era già successo ad aprile di essere attaccati dai bodyguard, e la cosa non aveva suscitato la reazione fortissima che un tempo ci sarebbe stata; le esecrazioni dell’informazione, della politica.

Tutto è passato in cavalleria. Così i taser, i tirapugni, le spranghe, sono ricomparsi in mano a chi non vuole proteste, portando l’Italia agli anni venti dell’America, gli anni tristi del lavoro, per i lavoratori. Anni che si pensavano passati, superati. Ci avevano illuso: operai e figli di operai, -le conquiste sul lavoro sono intangibili-. Niente, la sinistra si è persa, in corsa a creare e difendere nuovi diritti, abbandonando quelli già conquistati, con la pelle dei lavoratori. Nuovi diritti che saranno poi dichiarati sacri e intangibili, e poi saranno abbandonati. Chiedere agli operai per le disillusioni.

E' uno scrittore italiano, autore di Anime nere libro da cui è stato tratto l'omonimo film.