La Croazia sceglie altri quattro anni di governo moderato, conservatore ed europeista. Il risultato delle urne conferma il premier uscente Andrej Plenkovic. Il centrosinistra fa registrare il risultato peggiore da vent’anni a questa parte. Entrano per la prima volta in parlamento i Verdi. A trionfare però è l’astensionismo: soltanto il 46% degli aventi diritto si è recato presso i seggi.

Con l’80% delle schede elettorali scrutinate l’Unione Democratica Croata (Hdz) di Plenkovic può contare su 68 mandati parlamentari su un totale di 151. Nove in più rispetto alle legislative del 2016. Per la maggioranza servono altri 10 seggi che secondo gli analisti dovrebbero essere facilmente raggiungibili. Il governo europeista godrebbe anche dell’appoggio delle minoranze etniche.

La coalizione di centrosinistra denominata Restart e guidata dai socialdemocratici (Sdp) soffre la più grande sconfitta della storia con soli 43 deputati, quattordici in meno rispetto al 2016. È il peggior risultato in più di vent’anni. Nell’Sdp molti hanno chiesto le dimissioni del leader Davor Bernardic. Un raggruppamento di partiti nazionalisti e sovranisti, guidati dal cantante Miroslav Skoro, si piazza al terzo posto. Prima di Most, formazione della destra populista, che porta in parlamento otto parlamentari. I Verdi eleggono per la prima volta dei deputati: sei in tutto, eletti a Zagabria e a Fiume.

L’affluenza del 46% è stata la più bassa di sempre. Quasi il sette per cento in meno rispetto alle legislative del 2016. L’alto astensionismo è in parte da attribuire ai timori per l’emergenza sanitaria dopo l’impennata del coronavirus, ma anche alla diffusa delusione nella politica di una larga parte dei cittadini.