Era un copione già scritto e si è confermato tale. Quasi l’80% dei votanti ha detto sì al referendum costituzionale in Russia, approvando gli emendamenti alla Costituzione che consentirebbero al presidente Vladimir Putin altri due mandati, restando quindi al governo del Paese fino al 2036.

Con le modifiche alla Costituzione vengono azzerati per Putin i precedenti quattro mandanti al Cremlino, così da poter correre alle presidenziali del 2024 come gli altri candidati. Con l’approvazione del referendum però nessuno potrà coprire l’incarico di presidente della Federazione russa per più di due volte, con Putin stesso che non potrà andare oltre i 12 anni da leader, ovvero due mandati da sei anni ciascuno, quando avrà quasi 84 anni.

I primi dati sono stati forniti dopo la chiusura dei seggi nella parte all’estremo oriente del Paese. Putin ha votato in un seggio di Mosca senza mascherina, a differenza della maggior parte degli elettori ai quali ne è stata fornita una all’entrata. La Commissione Elettorale Centrale, dopo aver contato il 100% dei voti espressi nella votazione nazionale, ha annunciato che il 77,92% dei cittadini ha sostenuto gli emendamenti e il 21,27% ha votato contro, come riportato dall’agenzia Interfax.

Per consentire il voto nel Paese, tra i più colpiti dalla pandemia di Covid-19, i seggi sono stati tenuti aperti per una settimana per aiutare a ridurre il rischio di assembramenti e rafforzare così l’affluenza alle urne durante la pandemia da coronavirus.

Altissima l’affluenza ai seggi, una cifra che veleggia intorno al 70%: ma i critici del Cremlino e gli osservatori elettorali indipendenti hanno messo in dubbio i dati ufficiali dimostrando che in alcune regioni si fosse presentato fino all’85% degli elettori ammissibili. Grigory Melkonyants, copresidente del gruppo indipendente di monitoraggio elettorale Golos, ha definito i numeri dei voti complessivi “sospetti in generale”.