La mafia aveva assunto il controllo del commercio ittico di Manfredonia, imponendo ai pescatori la vendita del pesce alle società controllate dall’organizzazione, nella convinzione che “il mare è nostro” diceva in una intercettazione Pietro La Torre, uno dei capi clan finiti oggi in carcere nell’ambito di una indagine dei carabinieri del Ros, coordinata dalla Dda di Bari. Questa mattina, nell’ambito dell’operazione “Omnia nostra”, sono state arrestate 32 persone – di cui 26 sono in carcere e sei agli arresti domiciliari – sgominando l’organizzazione criminale, denominata Romito-Lombardi-Ricucci.

Le ordinanze sono state emesse dal gip del tribunale di Bari su richiesta di un pool di magistrati della direzione nazionale e della direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese. Secondo le acquisizioni investigative accolte dal Gip, in un’ideale continuità evolutiva, il sodalizio criminale sgominato con il blitz odierno – a suo tempo facente parte di un più vasto aggregato criminale riconducibile ai cosiddetti ‘Montanari’ – rappresenterebbe l’attuale assetto della componente facente originariamente capo alla famiglia Romito. Secondo l’impostazione accusatoria, a seguito della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 in cui perse la vita il boss Mario Luciano Romito, l’organizzazione si sarebbe rimodulata in una compagine che ribattezzata clan Romito-Lombardi-Ricucci.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip, l’organizzazione ha natura mafiosa, fondata essenzialmente sul vincolo familiare tra i vertici del sodalizio criminale: grazie ad una fama criminale, acquisita per avere rivestito nel tempo un ruolo di primo piano nel percorso evolutivo della mafia garganica e protetti da una diffusa sensazione di impunità, oltre che da una generalizzata condizione di assoluto assoggettamento e omertà, i componenti dell’associazione mafiosa avevano il controllo egemonico del territorio, sviluppando e strutturando ulteriori legami con esponenti dei principali clan del Gargano, in particolare di Mattinata.

Le mani sul mercato ittico del Gargano

Il provvedimento odierno è il risultato di un’indagine partita nel luglio 2017. In quattro anni, grazie a intercettazioni, attività tecniche, pedinamenti e dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno accertato che il gruppo criminale, per la prima volta riconosciuto tale, dei Romito-Lombardi-Ricucci, era riuscito, secondo gli investigatori, ad associare un modello di mafia militare a un più evoluto schema operativo di mafia degli affari, con una penetrante capacità di infiltrazione nel comparto agroalimentare legato alle principali risorse del territorio.

In particolare, sono emersi, secondo le indagini, “gravi indizi” circa il monopolio del mercato ittico a Manfredonia per la vendita all’ingrosso e al dettaglio di pesce, esercitato attraverso due imprese, la Primo Pesca srl e la Marittica società cooperativa, entrambe intestate a terzi, ma “di fatto gestite – spiegano gli inquirenti della Dda di Bari – da soggetti intranei all’articolazione criminale investigata, con l’assunzione di una posizione di monopolio, ottenuta smantellando la concorrenza mediante l’utilizzo della forza di intimidazione”.

L’organizzazione mafiosa controllava anche attività pastorizie e agroalimentari, nella zona di Mattinata, realizzando truffe all’Inps e all’Unione europea.

Me le attività illegali riguardavano anche il traffico di stupefacenti. Gli inquirenti hanno rilevato una consolidata attività di spaccio di droga, in particolare cocaina, nel settore della ristorazione per riciclare il denaro sporco e in quello degli assalti ai portavalori. Le attività dell’organizzazione mafiosa si è concentrata in particolar modo a Vieste: proprio per la sua posizione strategica nell’ambito del narcotraffico, la città marittima è diventata un obiettivo primario del sodalizio, generando una feroce faida tra clan: negli ultimi cinque anni, a Vieste ci sono stati oltre 20 episodi di violenza armata.

I carabinieri hanno sequestrato contestualmente agli arresti beni per quasi 7 milioni di euro, tra mobili, immobili e le due società gestite dal clan, Primo Pesca e La Marittica.

Il ruolo dei capi clan

A finire nel mirino delle forze dell’ordine, sono i capi clan della mafia garganica. Lombardi Matteo figura al vertice del clan, ruolo condiviso fino al 2019 con e Ricucci Pasquale, morto per omicidio nel novembre di due anni fa; La Torre Pietro, invece, ricopre il ruolo di organizzatore con funzioni di raccordo tra i vertici e le diverse articolazioni territoriali e di coordinamento delle attività svolte dal sodalizio.

“Iniezione di fiducia nello Stato”

Soddisfazione da parte del vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese. “L’operazione antimafia che oggi ha ripulito il Gargano e, in particolare, i territori di Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Vieste e Mattinata, è una forte iniezione di fiducia per il presente e il futuro che meritano le nostre comunita'”.

E ha poi continuato esprimendo “da cittadino e da rappresentante di istituzioni in questo momento impegnate a cooperare nel governo delle ingenti risorse economiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la più profonda gratitudine al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, al procuratore distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bari, al procuratore della Repubblica di Foggia, al Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale del Carabinieri, al Comandante provinciale dei Carabinieri di Foggia e a tutte le forze dell’ordine perché il loro lavoro è vitale per tutti noi”.

Simili operazioni, secondo Piemontese, dimostrano che il contrasto alla mafia e alle altre forme di crimine organizzato “non ha più un carattere straordinario, ma è il quotidiano servizio con cui lo Stato protegge i cittadini, i lavoratori e le imprese della provincia di Foggia”.

 

Redazione