È stato sciolto per mafia il Comune di Foggia. Il Consiglio dei ministri, nella riunione di giovedì pomeriggio, ha ratificato la proposta di scioglimento del Consiglio avanzata dalla commissione di accesso agli atti e portata all’attenzione del Governo dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. A questo punto si attende esclusivamente la firma del decreto da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con questo salta l’ipotesi che Foggia possa andare al voto il 3 e il 4 ottobre prossimi. Ancora da chiarire quanto durerà il commissariamento.

L’ente era già stato sciolto in via ordinaria dal prefetto dopo le dimissioni dell’ex sindaco Franco Landella lo scorso 4 maggio e non revocate entro i 20 giorni dalla loro presentazione. Il 21 maggio l’ex sindaco leghista era infatti stato arrestato e messo ai domiciliari con l’accusa di tentata concussione, corruzione e rimesso in libertà dopo dieci giorni. L’inchiesta, come scrive l’Ansa.it, ritiene di aver svelato un giro di tangenti al Comune di Foggia in cui sarebbe coinvolta anche la moglie di Landella, Daniela Di Donna, dipendente comunale, interdetta dai pubblici uffici per dieci mesi.

Il Comune dal 25 maggio è amministrato dal commissario prefettizio Marilisa Magno, ma nell’ente era già al lavoro la commissione di accesso del Viminale per accertare presunte infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa di Palazzo di Città. La commissione il 29 luglio ha consegnato una relazione al prefetto, Carmine Esposito, che il prefetto a sua volta ha girato al Viminale. Sei pagine di rapporto nel quale si evidenziano, a partire dal 2014, presunti atti intimidatori sui consiglieri comunali e una preoccupante pressione criminale sul Comune.

“Dalle indagini conseguenti ai fatti corruttivi – si legge – traspare un quadro inquietante della realtà amministrativa dell’Ente, che attesta uno sviamento del munus pubblico in favore degli interessi della criminalità organizzata”. Tra gli episodi contestati anche presunte frequentazioni, parentele e legami affettivi da parte dei consiglieri comunali con esponenti locali della criminalità organizzata. Le pressioni sarebbero state esercitate in particolare sugli appalti del sistema di videosorveglianza, sull’assegnazione di case popolari agli affiliati ai clan e sull’assenza di certificati antimafia per alcune imprese che gestivano i servizi pubblici.

Le indagini svolte hanno messo l’accento sulla presenza “di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra gli amministratori locali e la criminalità organizzata”. Queste le valutazioni della Commissione di accesso inviata dal Viminale nel capoluogo pugliese lo scorso marzo sulla base delle quali il Cdm ha sciolto il consiglio e affidato la gestione dell’ente a una commissione straordinaria. La commissione sarà composta dal prefetto a riposo Marilisa Magno, dal viceprefetto Rachele Grandolfo e dal dirigente Sebastiano Giangrande.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.