La recente firma dello storico memorandum d’intesa interim tra Washington e Teheran rappresenta una svolta geopolitica attesa, capace di concedere un fondamentale sospiro di sollievo ai mercati globali e, a cascata, all’intero comparto agroalimentare dell’Unione Europea. La cessazione formale delle ostilità e l’annuncio della riapertura controllata dello Stretto di Hormuz – rimasto paralizzato e militarizzato nelle ultime settimane – hanno invertito la rotta delle materie prime, provocando un netto ripiegamento delle quotazioni del petrolio e dei principali indici energetici. Tuttavia, per l’agricoltura italiana e continentale, la fine del blocco navale non equivale a un ritorno automatico alla “normalità”, quando transitavano 130-140 navi al giorno. E questo influisce ancora sui prezzi del petrolio e soprattutto su quelli di alcune materie prime critiche, come i fertilizzanti, l’urea e lo zolfo, per i quali lo Stretto rimane l’unica via di transito.

La logistica complessa dei grandi volumi di fertilizzanti risponde a dinamiche strutturali più lente rispetto alla velocità dei canali della diplomazia. Secondo gli analisti, occorreranno almeno trenta giorni per una prima normalizzazione dei transiti e non meno di tre mesi per recuperare i flussi commerciali accumulati nei porti del Golfo Persico. Per l’agricoltura italiana, questa gradualità si traduce in un paradosso temporale. Mentre i mercati finanziari anticipano il trend ribassista, i costi reali degli input tecnici (concimi azotati e fosfatici), acquistati e stoccati dai distributori nazionali nei mesi più acuti della crisi, rimarranno elevati nel breve termine. Questo sfasamento rischia di pesare in modo significativo sui bilanci consuntivi e sulle immediate pianificazioni colturali delle nostre aziende agricole. Alcuni comparti chiave del nostro sistema agricolo stanno registrando forti criticità mettendo in crisi alcune produzioni identitarie del made in Italy. Grano duro, riso, suini e olio extravergine d’oliva i prodotti più colpiti. Le quotazioni del grano duro, negli ultimi anni, si sono dimezzate. Per quanto riguarda il risone, il prezzo è crollato repentinamente nell’ultima campagna. Le principali varietà da risotto – Carnaroli, Arborio e Volano – nel mese corrente registrano una flessione ormai superiore al 33 per cento su base annua; con il Vialone Nano che a giugno è quotato oltre il 60 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Le quotazioni dei suini da macello si collocano ormai stabilmente intorno al 20 per cento in meno rispetto agli ultimi due anni. Infine, l’olio EVO negli ultimi 12 mesi è andato incontro a una riduzione delle quotazioni di più del 33 per cento, con tagli, in alcune situazioni specifiche, che raggiungono e superano il 50 per cento su base annua.

A questo si aggiunge che, in seguito all’accordo commerciale raggiunto nell’agosto del 2025 tra la UE e gli Stati Uniti, che ha introdotto un dazio del 15% su diversi prodotti, le esportazioni verso gli Usa sono diminuite di quasi un terzo nei primi tre mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati Eurostat. I dazi hanno colpito settori europei chiave come l’automotive, il farmaceutico, i semiconduttori, il vino e i formaggi. Gli Stati Uniti restano comunque il principale mercato di sbocco dell’Unione europea, con circa 120 miliardi di euro, pari a circa il 19% del valore totale delle esportazioni di beni del blocco. Anche per questo il Consiglio europeo il 25 giugno scorso ha adottato formalmente due regolamenti che attuano gli impegni in materia di dazi stabiliti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025. Tale adozione conclude l’iter legislativo e conferma l’impegno dell’Ue a favore di relazioni commerciali transatlantiche stabili, prevedibili e reciprocamente vantaggiose, preservando al contempo le necessarie tutele per salvaguardare gli interessi economici europei.

I due regolamenti eliminano i dazi doganali Ue residui sui prodotti industriali statunitensi, introducono un accesso preferenziale per determinati prodotti ittici e agricoli non sensibili provenienti dagli Stati Uniti. Prevedono, inoltre, meccanismi rafforzati di salvaguardia e di sospensione, ovvero istituiscono un meccanismo che consente alla Commissione di intervenire tempestivamente in caso di forti aumenti delle importazioni che causino, o minaccino di causare, un grave pregiudizio agli operatori dell’Ue. In questa situazione, occorrono misure risolutive non più rinviabili a livello nazionale ed europeo: sia interventi pubblici di politica agricola, sia intese di filiera tra operatori, che attenuino i gravi effetti di una dinamica di mercato che sta mettendo a serio rischio la fiducia e la tenuta delle imprese agricole. La tregua geopolitica non deve indurre a rallentare gli investimenti strutturali europei verso l’autonomia produttiva.

Massimiliano Giansanti

Autore

Presidente Confagricoltura